Jena Lu, “Le dita nelle costole”: la recensione

Mirko Lucidoni, in arte Jena Lu, è cantante, chitarrista e autore di matrice rock. Nasce a Teramo il 2 novembre 1975 e si avvicina alla musica nella metà degli anni 90, quando viene folgorato da Nevermind dei Nirvana. Il suo nuovo disco, in uscita il 22 febbraio prossimo, è Le Dita nelle Costole (I Dischi del Minollo).

Dopo aver militato in diverse band locali con repertorio proprio, fonda nel 2006 la band alternative rock laBase che, dopo vari aggiustamenti nella formazione, nel 2013 arriva alla line up attuale.

Alla fine del 2017, l’autore raggiunge la consapevolezza del fatto che molti dei suoi brani inediti avrebbero avuto un impatto maggiore se interpretati “unplugged”. Nasce così il progetto solista Jena Lu, con il quale l’autore riprende una raccolta di brani mai eseguiti, molto intimi, scritti in varie fasi della propria vita, per svilupparne l’idea ed inserirli in un nuovo disco.

Jena Lu traccia per traccia

Citazioni tolkeniane spuntano mentre un certo malumore grava su Barad Dur, traccia d'apertura, piuttosto drammatica nel mood e nel cantato.

Un drumming molto vivo e inquieto opera all'interno di Chiudendo gli occhi, sincopata e dura.

Storia di un male che si prolunga, ecco poi Ieri è oggi, con una chitarra insinuante. Un ritmo regolare contraddistingue la partenza e l'emigrazione raccontata ne L'Esodo, elettrica e molto sofferta.

La Bamba non è una cover di Ritchie Valens, ma è anzi un pezzo con qualche risonanza e con racconti di tempi da riempire in qualche modo.

Luci più basse e toni più contenuti quelli de La Sera, che persegue toni narrativi anche aspri nonostante la dolcezza di fondo del pianoforte.

Più distillato il dolore di Spaziale, che parte con voce e chitarra acustica ma presto si appoggia anche sul piano, per rafforzare il dramma intimo del brano.

Chitarra classica anche in E' tutto bello, lunga, avvelenata e vibrante di qualcosa di simile allo sdegno. Si chiude con La Stanza, per un'uscita morbida e intima dal disco.

Le sofferenze sono un ingrediente piuttosto condiviso nelle canzoni di questo album di Jena Lu, che racconta storie recenti e lontane ma con una coerenza narrativa e sonora piuttosto granitica.

Genere: cantautore, rock

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