Si chiama Casa Anastasia il primo disco di InO, nome d’arte del vicentino Andrea Sella, protagonista di un progetto solista dalle sonorità cantautorali e pop.

Ci racconti chi è InO?

Andrea Sella, classe ’79, vicentino. Nel ’98 inizia la mia avventura nella musica come bassista nei Whysoda fino al 2001, nei RoulotteHiFi fino al 2010 e nei Blue Book per alcune collaborazioni molto fruttuose. Nel 2011 inizia la storia dei Goodbyevisa, una band di rock alternativo cantato in inglese che ancora esiste ma che attualmente è in pausa per scrivere e registrare pezzi nuovi. La costante di tutte queste esperienze è sempre stata l’autoproduzione e la voglia di suonare solo ed esclusivamente pezzi inediti.

InO è un progetto di cantautorato nato quasi per caso nel 2015 circa, senza troppe illusioni e che piano piano ha preso forma e coraggio con la scrittura nella nostra cara madre lingua, cosa che io non avevo quasi mai sperimentato seriamente prima. Il nome è spuntato già molti anni fa ed è opera della mia nonna materna Anastasia, Andreino era troppo lungo quindi InO divenne il nomignolo della mia infanzia spensierata ma anche molto malinconica! 

“Casa Anastasia” è il tuo nuovo disco. Ci vuoi raccontare da quali ispirazioni e con quali idee nasce?

“Casa Anastasia” sarà il mio quinto album in totale ma il primo da solista e in lingua italiana. Il titolo è ovviamente dedicato a mia nonna per quello che di buono è sempre riuscita a donarmi. Mi riferisco alla casa in primis come luogo del cuore, dove si sta bene e al sicuro, un po’ come tra le braccia di una persona casa, ma mi riferisco anche al luogo fisico dove attualmente ancora mi reco per suonare con gli amici. 

L’album paradossalmente potrebbe per me rappresentare già una mini raccolta di ciò che di valido son riuscito a scrivere in questa mia nuova veste, una sorta di biglietto da visita da far sentire in giro il più possibile per vedere l’effetto che fa, diciamo una sintesi per fissare il punto di partenza.

“Casa Anastasia” uscirà il 25 marzo e al momento sto lavorando a un video per far uscire il singolo “Precario di secondo nome” il 28 febbraio. Scongiurando tutti i problemi tecnici e quelli di tempo voglio farcela!

Mi sembra che l’impronta cantautorale sia forte ma anche bene inserita nei suoni contemporanei (indie soprattutto). Chi sono i tuoi capisaldi musicali?

Mi piace molto l’approccio genuino senza troppi fronzoli perché il mio retaggio punk e grunge anglosassone è sempre lì accovacciato alla mia porta! Nel versante Italia son cresciuto ascoltando giganti come Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Franco Battiato, Luigi Tenco, Rino Gaetano, Riccardo Cocciante, i primi Matia Bazar, Mia Martini, poi per citare alcuni riferimenti ancora contemporanei, Afterhours, Marlene Kuntz, Tre Allegri, Marta sui Tubi, Verdena, e infine cantautori come Dente, Brunori Sas, Paolo Benvegnù, Riccardo Sinigallia, Giovanni Truppi, Bianco, Cristina Donà, eccetera eccetera.

Mi ha incuriosito molto “Romantica”, che ha un’intro e un titolo che possono fuorviare. Come nasce?

“Romantica” è nata pensando a quante cose si possono fare per attirare l’attenzione dell’amata senza però ricavarne nulla di buono, infatti a volte non si ha la pronta percezione che in un certo “Mondo” non si può entrare e allora si insiste inutilmente scontrandosi con un muro. La “Romantica” come un porcospino è solo una romantica che forse ha sofferto un po’ troppo e non ti vuole dare un’opportunità.

Quali saranno i tuoi prossimi passi?

I passi che vorrei compiere sono principalmente due: suonare molto dal vivo quest’album (cosa assai difficile in completa autoproduzione) e imparare il più possibile da questa prima esperienza da solista per poter dare il meglio nella prossima, magari con un altro cd.