Kama, “Dalla certezza alla puodarsità”: la recensione

E’ disponibile in cd Dalla Certezza Alla Puodarsità alias Ad Altre il Paracadute Sollazza (Moquette Records), il nuovo disco di Kama, poliedrico cantautore lombardo. Il lavoro, anticipato dai singoli Dalla Certezza Alla Puodarsità e Banane, già disponibili in digitale, è un progetto concettuale che tra anagrammi e immagini con inside jokes (curate dalla fotografa/artista Cristina Mariani) vuole suggerire una visione alternativa alle poche, sintetiche certezze delle quali ci nutriamo tutti i giorni.

Scritto, in gran parte suonato, arrangiato, registrato e mixato da me e il mio fedele me stesso, Dj Frangetta. La mia risposta ai discografici che da anni mi chiedono di scrivere canzoni per altri: canzoni per me. Un disco improntato sul ritmo, nelle batterie e percussioni ma anche in tutti gli strumenti e soprattutto nella voce. Composto e registrato a pezzi, i brani sono cresciuti mano a mano che si aggiungeva un ritmo, una sequenza, una linea di basso.

Ho provato a cancellare tutto quello che so della musica, tutte le mie certezze per avere un approccio più libero, senza pensare troppo alla durata o ai modelli standard di canzone. Ho mescolato strumenti analogici, suoni ambientali e suoni digitali pensando unicamente a quello che serviva in quel momento, in quel posto. Scelto linee vocali incollando tra loro decine di alternative. Il titolo racconta questo cambiamento e in parallelo racconta come anche il mondo intorno stia diventando una “puodarsità”… Dall’economia ai rapporti sociali, dal lavoro alla cultura, dalla fruizione dell’arte alla sfera emotiva.

Quello che era certo prima, oggi non è solo vecchio, è anche un freno, un impedimento. La nostra generazione ha studiato inglese per anni senza mai saperlo parlare. Le nuove generazioni lo sanno e basta. Dal sogno per il posto di lavoro sicuro al peso di pensarsi attaccati allo stesso lavoro per una vita… Il futuro che le nuove generazioni costruiranno mi incuriosisce, vorrei già vivere il loro mondo. Se solo questa gerontocrazia si facesse da parte… Perché non ci vogliamo credere alla storia che “una volta era tutto meglio” e “si stava meglio quando si stava peggio”, vero?

Kama traccia per traccia

Sintetica e volutamente monocorde, Sto zitto apre il disco sotto egide elettroniche, e a dispetto del titolo riempie il brano di parole e ipotesi che fanno da contorno a un corteggiamento.

Il discorso riprende dai synth con Bellissima, che dipinge una vita non propriamente invidiabile, almeno finché non arriva lei, la protagonista della canzone. Ritmi più rallentati quelli di Tramontana, che ha un andamento e un mood piuttosto r&b, con qualche tratto urban.

Ma come no è particolarmente colorata, e anche abbastanza colorita: l’attualità è sempre al centro delle riflessioni, insieme ai mille dubbi che regala la realtà giorno per giorno. Con Banzaaai si torna in territorio rap, con un beat abbastanza articolato, e con una chitarra che entra quasi a tradimento, a celebrare l’eterna non felicità.

Un gioco in cui ti senti grande è una ballad che fa pensare un po’ ai mondi di Venerus, soprattutto per la fioritura sonora che accompagna la voce, oltre che per il pianoforte.

Con Gino si viaggia ancora un po’ nell’oscurità, per una canzone che però lascia trasparire anche qualche speranza, in una canzone che ha a che fare con l’amicizia: “Gino mi ha spiegato la felicità/lui non lo sa, lui non lo sa“.

C’è Lele Battista a incidere su Il secondo tempo (che però forse si chiama Come falene, o almeno sulla copia per la stampa si chiamava così), che si fa piuttosto cupa, a costruire un’amarezza molto dettagliata e ricca di particolari. Ma yo no mantiene un po’ di malumore, anche se lo converte in una canzone pop e con qualche piccola luce, che comunque porta con sé un forte senso di opposizione.

Si viaggia proprio in ambito hip hop con Banane, con grande disinvoltura e con grande astio verso certo tipo di giornalismo (e come dargli torto).

Ecco Edda (qui l’ex cantante dei Ritmo Tribale, prima quello de La Sintesi: non si esce vivi dagli anni Novanta, altro che balle) che regala a Non passerà una strofa abbastanza pazzoide in un contesto comunque molto agitato: barre continue, chitarre, suoni cosmici in un panorama complessivo tra il disarmante del testo e lo psichedelico dei suoni.

Con Simone mi odia si parla di Allontanare, che ha una chitarretta effettata e assassina, insieme a un battito continuo che tiene insieme un brano pensieroso.

Si chiude con la title track, Dalla certezza alla puodarsità, che si rifà fitta a livello di rime: l’umore non è trionfale, si attraversano le strade della città con un certo senso di alienità, sottolineate dai suoni, molto sintetici.

Se devo esprimere una perplessità, è sul fatto di scegliere una copertina con l’anagramma del titolo e del nome dell’artista: già il titolo è particolare, andare a incasinarlo non so se possa fare del bene. Ma a parte questo, Kama fa le cose decisamente per bene: il disco è molto vario, scritto bene, spesso divertente, ben fatto.

La scrittura di Kama è particolarmente degna di attenzione, con il fraseggio fittissimo del rapper e la capacità di riflessione che viaggia su modi più cantautorali, mescolando tutto finché non viene una miscela omogenea. E ricca di talento, che non guasta.

Genere musicale: synth pop, r&b

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