Keaton, “Keaton”: la recensione

keatonDopo la pubblicazione di un ep con il nome Basterd Keaton per Irma Records nel 2012, i Keaton hanno cambiato direzione: la formazione si sfoltisce, il nome si accorcia e il pop solare e scanzonato lascia spazio a sonorità più cupe e sintetiche.

“Per tre anni abbiamo prodotto una quantità infinita di brani, remix e colonne sonore per il solo piacere di esplorare e sperimentare tutto quello che ci passava per la testa. Dopo tutto quel caos, però, è nata l’urgenza di dare alla luce un disco che fosse contenitore di tutte le esigenze espressive che abbiamo scoperto di avere. Non è stato facile trovare un filo conduttore tra le varietà di influenze sonore e di genere che alla fine hanno dato vita a questo album. La difficoltà maggiore è stata riuscire a mantenere nel disco la stessa libertà che ci eravamo concessi nei tre anni precedenti. Abbiamo cercato di trovare un modo di fare interagire musica da club con tracce più leggere ed emotive.

Si spazia nei BPM come nelle atmosfere, passando da beat storti e scomposti a ritmi dritti e sporchi, e da armonie luminose a colori cupi. Il processo creativo ha subito una svolta dal momento in cui abbiamo deciso di affidarci anche a strumenti portatili, che ci hanno permesso di sganciarci dalla solitudine e alienazione delle mura dello studio e ritrovare una dimensione più libera e naturale. Alcuni suoni sono stati registrati sulle montagne del Chiapas, altri sui mezzi di trasporto di grandi metropoli, altri ancora durante le ore vuote passate in furgone fra un concerto e l’altro.”

L’album è stato registrato interamente presso il Donkey Studio, studio di produzione di Garrincha Dischi. Nell’arco della realizzazione i Keaton hanno collaborato alla produzione del brano Profusion con Stefano Maggiore (Freak&Chic – Immanuel Casto) e alla scrittura del brano Not with you con La Rappresentante di Lista. Tutto è stato curato dai Keaton, dalla produzione alla registrazione fino ai mix. Solo il master è stato rifinito presso lo Spectrum Studio, dell’amico e co-fondatore di Garrincha Soundsystem, Francesco Brini.

Keaton traccia per traccia

Can you do it too? apre il disco e sembra chiedere all’ascoltatore se è in grado anche lui di realizzare qualcosa di simile, ma forse anche no. I ritmi sono alti e ben marcati, l’atmosfera in cui si entra è quella dell’EDM non necessariamente di ultimissima generazione ma con spazi per ripensamenti e deviazioni.

Stare avvalora in modo anche più marcato il cambio di direzione della band: qui il sound è davvero cupo e notturno, con tanti piccoli movimenti nel background. 44 floors si occupa di questioni meno sfumate, costruendo su un ritmo dai battiti netti, ma con qualche apertura morbida sul finale.

Ci si distende su Profusion, che parte relativamente piano e disegna una crescita costante e sempre più incalzante. Anche Trees ha ritmi in crescita ma il brano è leggermente meno claustrofobico, anche se andando verso la fine ci sono spunti di inquietudine.

Arriva poi Not With You, con La Rappresentante di Lista, che cambia il clima, soprattutto in apertura. Note di blues intimista aprono il discorso, per poi sciogliersi in sensazioni elettroniche tutto sommato morbide ma comunque vive. Il pezzo migliore del disco, per distacco. La breve Runfred riporta in ambienti acidi, poi confermati da Night Shift, che con il drumming scava in tunnel sotterranei, prima della chiusura.

Disco notevole, quello dei Keaton, che riescono a gestire il cambio di sonorità senza sforzo apparente. Il risultato è un album omogeneo e compatto ma anche dotato di picchi interessanti.

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