La recensione: “Camera oscura”, Medulla

E’ uscito da pochi giorni “Camera oscura“, il secondo disco dei Medulla, band milanese formata da Michele Andrea Scalzo, Carlotta Divitini, Marco Piconese, Giuseppe Brambilla.

I Medulla nascono nel 2008 ma, come molte band pari grado, passano per traversie, cambi di formazione e altre amenità prima di approdare a una quota di attenzione piuttosto consistente.

“Camera oscura” si bagna negli acidi del rock indipendente (e non) contemporaneo, non evita l’enfasi, non teme di alzare la voce. I riferimenti dei testi sono letterari, il linguaggio volutamente lirico e spesso ricercato, ma senza arroganza.

Si parte con La Bestia: ricca di riferimenti al synth pop, ha un cantato che può ricordare i primi Litfiba, oppure qualcosa degli Estra. Il pezzo parte piano e poi s’allarga. Un bel rock allungato con variazioni, che dimostra padronanza del mezzo.

Il Limite è un pezzo medio, marcato e abbastanza pestato. I testi si arrotolano sempre attorno a metafore e assonanze, senza perdere il filo. La filastrocca rappresenta la presentazione del disco: il cantato di Scalzo è volutamente stravagante, l’aria del pezzo è quasi horror, in linea con il video che l’accompagna.

La polvere presenta movimenti di chitarra e oscurità sparsa a piene mani. Il complice è una ballad vertiginosa e ben costruita, riferimenti letterari sempre presenti, qui guida il pianoforte e l’atmosfera è lirica ma non sdolcinata.

C’è poi Il nulla: qui si opera qualche gioco con diversi ritmi, la struttura è un mediorock stabile. Quindi arriva La Maschera: anche qui l’orizzonte è del tutto letterario, ma i suoni sono di rock contemporaneo.

La cenere prende un po’ meno alla gola, la musica è meno ossessiva, il riferimento alla favola di Cenerentola è lo spunto per un’osservazione della realtà contemporanea e alla situazione femminile. Con Il dubbio si torna a correre: atmosfere e ritmi sono omogenei con il resto del disco, le tastiere possono ricordare i Cure. Poi c’è La notte, che assomiglia a una ballata classica.

Il coniglio entra nei paesi di Alice nel paese delle meraviglie, sempre dipinta di colori oscuri ma anche con una prova sonora complessivamente molto varia e buona, con menzione d’onore per le tastiere di Carlotta Divitini. Soltanto piano e voce per La tenebra, che chiude ancora tra fiabe e oscurità.

Il disco è d’impatto e veloce, molto piacevole e sostanzioso, le atmosfere sonore sono molto vivide. Forse si sarebbe giovato di qualche pezzo sorprendente (tipo “La filastrocca” o “Il coniglio”) in più, ma  c’è senza dubbio un’ottima base su cui costruire anche in futuro.

Il disco è stato prodotto dalla band e da Oliviero “Olly” Riva (Shandon, The Fire). I testi sono stati scritti da Michele Andrea Scalzo (escluso il brano “La cenere” scritto a due mani con Marco Piconese). Registrato al Rocker Studio di Sesto San Giovanni (MI) e mixato da Oliviero “Olly” Riva.

Mastering e mixaggio batteria sono stati invece affidati a Maurizio “Icio” Baggio, presso The Hate Studio di Rosà (VI). L’artwork e i disegni sono opera di Marco “Maki” Coti Zelati (Makingart), mentre le foto sono di Serena Bolsieri (2S2B Shutterbugs).

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