L’intervista: Shiva Bakta, false partenze e veri talenti

Si chiama “Third” ma è il primo album di Shiva Bakta, band imperniata su Lidio Chiericoni, spezzino-argentino polistrumentista con talenti molto chiari e con gusti che portano verso il rock e la psichedelia con i colori degli anni ’60 e ’70. Ecco il risultato della chiacchierata con lui.

Sei un esordiente, ma per modo di dire, visto che in realtà la tua carriera ha già avuto numerose “false partenze”. Vorrei raccontassi come sei arrivato a “Third” e che tipo di emozione è vedere finalmente il tuo lavoro premiato: soddisfazione, liberazione, ansia per vedere che cosa succede ora? 

Third è il punto di arrivo di un viaggio che nella mia testa è iniziato con la scrittura dei primissimi pezzi, che poi fanno parte della prima falsa partenza (l’album di demo del 2009, che nel suo essere un po’ scombiccherato ha cose che continuano a non dispiacermi) e che senza soluzione di continuità mi ha portato nel giro di un anno e mezzo a ritrovarmi per le mani una quarantina tra canzoni, canzonette, strumentali, abbozzi.

Una ventina di queste sono state accantonate (e, sempre nella mia testa, fanno parte di un ideale secondo album), il resto del materiale era un’interessante insieme di cose che aveva inspiegabilmente una sua coesione, temi che ritornavano, parentele armonico/melodiche, c’era del buono insomma.

Era il 2010, e a quel punto mi sono trasferito a Milano. Non avevo più intenzione di fare concerti da solo (il live chitarra/voce mi ha sempre mal disposto, ma perchè fondamentalmente so di non essere un granchè come solista), la band era a Bologna, e io probabilmente dovevo rifarmi una vita.

Poi siccome che dopo due anni la mia vita non cambiava, ho conosciuto Daniele Lanzara, ho selezionato il materiale, abbiamo iniziato a fare il disco, e ora posso dirti: soddisfazione, liberazione, e ansia di vedere dove andremo a parare con un disco di rock/folk/psichedelia anni 60-70-90 in lingua inglese che in un presente dominato da cantautori e rappers parte sfigato di default.

Cosa significa Shiva Bakta?

L’ho trovato nel ’99 su un’enciclopedia cercando il nome per un gruppo noise che è durato una prova. Shiva è il dio della distruzione ma anche della conservazione, è quello del “Terzo occhio”, “Bakta” è l’adoratore del dio Shiva.

Nel disco ci sono molte atmosfere differenti. Hai adottato metodi differenti per comporre e suonare rispetto alle prove precedenti?

L’abbandono del live solista era dovuto anche al fatto che i pezzi nuovi nascevano già con una precisa idea di arrangiamento, erano meno cantati e c’era più attenzione verso gli strumenti, c’era una quasi idea di concept che poi nel risultato finale è andato scomparendo per dare maggiore identità alle singole canzoni, ma è ancora possibile rintracciare elementi che tra i vari pezzi ritornano o si richiamano.

Vorrei sapere come nasce la suite “Baktism”, a mio parere uno dei pezzi più brillanti del disco, che hai diviso in due

Baktism è nata semplicemente con la prima parte e si è conclusa con la seconda. È lo stesso giro di accordi, lo stesso discorso che viene interpretato in due modi diversi. Prima pezzo rock, e poi crescendo epico-psichedelico con l’incrocio di due semplici temi. Voleva essere il mattonazzo che spaccava in due il disco. Il fatto di spezzarlo in due è stata una scelta di Gente Bella, secondo me è stato un errore.

Un’altra delle canzoni che mi hanno incuriosito di più è “My weakness”: mi puoi parlare di come è nata e da che cosa è ispirata?

Tutte le mie canzoni parlavano in qualche modo del momento che stavo vivendo nel 2009-2010, quando io e la mia compagna vivevamo a 200 km di distanza e ci vedevamo solo nei week end. Il titolo rimanda proprio a questo, la mia debolezza era il fatto di essermi messo a suonare per sfogare le sofferenze (You know my weakness, now it’s under everybody’s eyes). È una canzone in qualche modo “gemella” di Baktism, c’è un giochino armonico simile che le apparenta, anche se qui l’idea era quella di ricalcare l’architettura di Mushroom, il pezzo di apertura. Una specie di secondo inizio in mezzo al disco.

Come affronterete l’attività live? Porterete anche qualcuno dei pezzi “scartati” dei demo?

Attualmente ci stiamo concentrando sul materiale dell’album. Le versioni saranno dilatate, potenziate, arricchite, il live sarà (nelle intenzioni) un po’ diverso dal disco, più rock, più strumentale, ovvero: tutto quello che non potevo fare nei live da solo.

Ti so molto attivo su Twitter e sui social network, nei quali hai un nutrito seguito. Come ti sei costruito questa rete di contatti e che tipo di supporto ti hanno fornito?

Su Twitter mi piace scrivere un sacco di stronzate, ma anche intervallarle con cose che riguardano me e la mia attività. Mi diverte, niente di più. Non ho tutta questa “rete di contatti”, dopotutto 430 followers su twitter non sono 43000, ma neanche 4300. Diciamo che quei pochi sono fedeli. E va bene così.