Niggaradio è un progetto, ma anche un incontro: tra musica smaccatamente americana, dalle fortissime radici blues, su cui si stendono però testi per niente morbidi cantati in siciliano e a volte in inglese.

E’ appena uscito ‘Na Storia, primo disco su distanza lunga della band coagulata intorno alla figura di Daniele Grasso, già al lavoro con Afterhours, John Parish, Greg Dulli, Cesare Basile, ma in cui si segnala anche la voce versatile di Vanessa “Goldie” Pappalardo.

Si parte con ‘A Matina, in cui un riff blues ripetuto spadroneggia dall’inizio alla fine del pezzo. Niggaradio vede la batteria più protagonista, con un’impronta sostanzialmente hard rock, tra accelerazioni e assoli di chitarra.

La title track, ‘Na Storia, approfondisce il rapporto con gli anni Settanta e può richiamare le sonorità degli Zeppelin di Immigrant Song, ma se lì erano un gruppo di talentuosi inglesi che andavano a cercare suoni per loro estranei, qui è come se il blues eruttasse da dentro il tessuto della Sicilia.

Con Crumbs il discorso si amplifica: con la complicità dei sample si parte da sonorità decisamente nostalgiche e anche più polverose, come a voler gettare un ponte verso John Lee Hooker, Buddy Miles, forse Robert Johnson. Ma è una sensazione affogata tra scratch, groove e accelerazioni dettate dalle sonorità di basso.

L’ultimo domani è un caso particolare nell’album sia perché è cantata in italiano, sia perché vede un incalzante duetto di voci, tra il roboante crescere della batteria di Peppe Scalia.

Ma le sorprese non sono finite: But my love ammorbidisce i toni e lascia esprimere la voce di Vanessa su un giocoso divertissement. Ma arriva Am I Wrong e la faccenda torna seria, e seriamente blues.

Cantu e Cuntu, dedicata alla figura pionieristica e tragica di Rosa Balistreri, torna al dialetto e si avvicina a un folk profondo e antico. Side by side si aggrappa a temi e suoni più moderni, e ne risulta una ballata rock blues del tutto contemporanea con buone intensità. Si chiude sulle frequenze di Lil prayer, breve congedo di un disco vibrante e potentissimo.

C’è sempre un rischio, quando si coniugano tradizioni così apparentemente lontane come quelle del blues e del canto melodico di una regione ricca di musica come la Sicilia: di finire a dosare con il bilancino che cosa va messo qui e lì e di risultare irrimediabilmente artificiale.

Rischio spazzato via dalla prima battuta dai Niggaradio: i testi in siciliano sembrano nati dentro le loro canzoni, tanto che non si apprezzano difetti di omogeneità tra dialetto e inglese.

E in più la scelta delle sonorità, la cura dell’arrangiamento, la capacità anche fisica e strumentistica della band lascia a bocca aperta per la maggior parte del disco. Un esordio che ha del clamoroso.