E’ appena uscito Sessantanoveincerchio, nuovo disco del rocker calabrese Gray, un amante delle sonorità vintage, coniugate però con letture del presente molto aggiornate.

Il disco non fa nulla per nascondere la passione del suo autore per il rock “all’antica”, che è suonato insieme a una nutrita pattuglia di esperti e rodati musicisti, da Antonio Guzzomì a Luca Trolli, a Mario Guarini.

Filtri e chitarra in buono spolvero per l’apertura del disco, Cose, che ricalca lo stile del rock anni Settanta-Ottanta, ma con un cantato serrato che confina con il rap. Si procede poi con Lunatica, pezzo a medio ritmo in cui Gray sale anche ad altezze di falsetto.

Ho sentito di dire si avvale di una chitarra piuttosto acida, mentre Ballata per una stella rispetta i dettami del proprio titolo: è una ballata, è malinconia e poetica, ma non è priva di sorprese. Ninna nanna è una breve parentesi che introduce a Dormi Dolce Dormi, molto più viva e animata.

Si muove su un terreno molto delicato Abusi, sia dal punto di vista del testo, sia perché anche la musica sembra camminare su un filo sottile. L’essenza eccheggia cupa e mette in evidenza ottimi lavori di batteria e chitarra.

Si torna su note malinconiche con Silenzi o parole, in cui invece a mettersi in evidenza è il basso. Non erano rose si costruisce su riff interessanti e su una buona velocità. Si chiude con Vorremmo essere tutti delle star, che viaggia su toni intimi.

La buona versatilità vocale di Gray nobilita spesso i pezzi dell’album, che comunque hanno strutture e stili di esecuzione di ottimo livello. Il disco ha un buon ritmo complessivo e anche ottime qualità di ispirazione.