Lamansarda, “Foreign Bodies”: la recensione

Esce domani, 22 marzo, Foreign Bodies, il debut album della band napoletana Lamansarda. Pubblicato dalla label I Make Records è un lavoro fortemente ispirato al folk americano. "Concept fortuito", Foreign Bodies racconta di relazioni domestiche che la famiglia alimenta.

La mansarda non è soltanto il luogo in cui quattro ragazzi della provincia napoletana s’incontrano per la prima volta nell’estate del 2013. Il folk americano è il punto di partenza di una ricerca che ne asseconda lo slancio di fuga, in cui il fingerpicking accompagna chitarre fantasmatiche, piano e strumenti a fiato, per diventare semplicemente altro.

L’estate del 2017 vede l’ingresso della band nel roster di I Make Records (già label del fortunato esordio di Hide Vincent), nei cui studi verrà registrato, con la produzione artistica di Francesco Tedesco, Foreign Bodies.

Lamansarda è il lavoro quotidiano dei fratelli Antonio Acconcio (testi, voce, chitarra acustica, tastiere, harmonium) e Lorenza Acconcio (basso), di Fabrizio D’Andrea (chitarra elettrica e acustica) e Alessandro Bocchetti (batteria, percussioni).

Lamansarda traccia per traccia

Si parte da Cuckoo, pezzo che costruisce sul folk inserendo qualche svolazzo di fantasia, con un atteggiamento di fondo che fa pensare a super-classici tipo James Taylor.

Qualcosa di soffuso e jazzato caratterizza Old at Heart, altro pezzo con caratteristiche vintage. Vesper Sparrow parte con i crismi della ballata acustica, ma piano piano allarga il respiro mostrando altri volti e ambizioni più vaste.

Woody Woodpecker Theme, il singolo di presentazione del disco, non sembra contenere la classica risata del picchio Woody, anzi sembra procedere verso strutture che stanno tra il blues e il prog, con un giro di basso particolarmente vellutato.

E' una vera ballad invece, benché con agganci fitoterapici, la morbida Hypericum, che aggiunge piccoli battiti a una sostanza particolarmente soft. Anche The Orchard viaggia su temi e toni morbidi, aprendosi piano piano.

Con Comet Dog si risolleva il ritmo e anche l'umore generale. The Crime Scene lavora soprattutto sulla tessitura della chitarra classica, accoppiata con la voce. Desirée indugia sui temi del romanticismo, mettendo in mostra qualche ulteriore trama della chitarra, con un finale fuorviante. Si chiude con un'agile Drunk Meridian, che ha qualche goccia di sangue tropicale.

Il folk non è mai stato soltanto il folk: è un genere così plastico da adattarsi alla contaminazione con quasi tutti gli altri generi. Lamansarda utilizza il folk come piattaforma di lancio verso destinazioni del tutto differenti, e lo fa con proprietà e maestria.

Questo album infatti non sembra un debutto: c'è la maturità della composizione e dell'esecuzione, c'è un notevole dispiego di fantasia e ispirazione, soprattutto nella prima parte, e c'è un disco ricco, levigato, consistente e davvero notevole.

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