Le Vite degli Altri, “Disturbo della quiete privata”: recensione e streaming

Anticipato dai singoli Come fai e Stefano, Disturbo della quiete privata è l’ep d’esordio de Le Vite degli Altri, in uscita con distribuzione Artist First. L’opera prima incarna i canoni che il progetto vuole definire e seguire: una sonorità piena, satura e dai toni ammiccanti alla musica alternative che ha plasmato gli anni ’90, nella quale si fondono un testo e un cantato dai forti caratteri emotivi.

I cinque brani sono un invito al disturbo della propria quiete personale, quella quiete privata che troppo spesso viene utilizzata come ‘stendardo’ di una vita sana e agiata a discapito della ‘confusione’ che esprimere le proprie emozioni e cercare la propria voce può portare

Le Vite degli Altri traccia per traccia

L’apertura dell’ep è affidata a Senza più dormire, che parte da suoni solenni e profondi, ancorché un po’ ondivaghi. Il cantato arriva con calma, a esprimere una rabbia che prima è soffocata e poi sempre più difficile da contenere.

Ecco poi Come fai, che al contrario della canzone precedente inizia aggredendo fin da subito: le dinamiche del rock alternativo mettono insieme strumenti che corrono parecchio e un cantato che alterna momenti di quiete ad altri decisamente più animati. “Nelle piazze e nei paesi la guerra civile è dentro me“.

Parte con una dolcezza quasi parodistica Alberghi di vetro: ma è soltanto un’illusione iniziale, perché poi il suono della band riprende a graffiare, in un brano molto elettrico e corale. Anche Stefano incomincia con cautela, ma si allarga subito. Qui però l’atteggiamento è più narrativo e delinea le caratteristiche di una vita che si gioca sulla disperazione.

A chiudere, ecco che arriva Temporale, con un drumming furibondo e un mood complessivo sostanzialmente punk, anche se con un suono più ordinato e coordinato.

Molto emotivi e molto motivati, Le Vite degli Altri riescono a trasmettere la propria passione in cinque brani fortemente elettrici e tempestosi, con un sound che forse sta passando un po’ di moda (ma chi se ne frega). La sincerità e il trasporto con cui suonano e cantano convince in pieno.

Genere musicale: rock alternativo, hardcore

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