Noday, “Solo stare solo”: la recensione

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Anticipato dai singoli 30 gradi e Occhiali da soleSolo stare solo è l’ep d’esordio dei Noday, per Dear Gear Records e l’inglese Shore Dive Records. L’ep presenta cinque tracce che uniscono la passione per lo shoegaze, per il grunge e per il rock alternativo dal sapore Nineties che accomuna i membri della band.

Riverberi, fuzz, amplificatori ad alto volume e voci sussurrate sono insomma gli ingredienti per il sound dei Noday, che fa leva sull’intensità e sull’energia dello strumentale e della sezione ritmica ma che non disdegna di ricercare anche le melodie e i ritornelli accattivanti.

Gli embrioni dei pezzi nascono nel corso di altri progetti che i membri del gruppo stavano portando avanti, a cavallo di una pandemia e del passaggio tra i 20 e i 30 anni. Un ep che nasce da lontano quindi, i cui testi trattano “il senso di alienazione dall’ambiente circostante, il senso di impotenza davanti al tempo che passa, le relazioni che appassiscono e il fatto di non riuscire a smettere di pensare alle situazioni traumatiche del passato, mentre intorno tutto cambia”.

Noday traccia per traccia

Apertura elettrica e potente per 30 gradi, che sembra shoegaze soprattutto quando inizia il cantato: si può avere freddo nonostante la temperatura alta, se le condizioni interne non sono ideali.

Ancora vibrazioni elettriche quelle che si convogliano in Nuovi mostri, che non fa riferimento a Monicelli ma a esseri spaventosi per quanto quotidiani. Le influenze 90s tipo Sunny Day Real Estate riverberano in maniera molto chiara e senza compromessi.

Qualche indizio di allegria in Occhiali da sole, che non smette di picchiare e di maneggiare chitarre, mentre il testo si avviluppa in un loop quasi senza fine, ricercando una pausa dal mondo.

Si fa più rabbiosa Turista, che parte dalla provincia per viaggiare in lungo e in largo. Nervi scoperti e samurai popolano il background di un brano che ha caratteristiche anche piuttosto acide.

Arriva già al brano finale il rapido e intrepido ep, con Non tremo più, che cambia ritmi in corsa e ragiona sempre in modo elettrico.

Buon esordio per i Noday, che riportano alla ribalta sonorità ormai lontane nel tempo, ma che hanno o dovrebbero avere vasto diritto di cittadinanza. Galleggiando tra shoegaze, rock alternativo italiano e sonorità elettriche 90s, la band riesce a trovare un’identità definita e si muove in modo fluido, confezionando un lavoro di qualità.

Chi sono i Noday

I Noday vengono dalla provincia tra Reggio Emilia e Modena e sono una band con influenze grunge e shoegaze. Formatisi a fine 2023, si ispirano alla nuova scena heavy shoegaze statunitense cantando in italiano. I testi traggono ispirazione da momenti di vissuto quotidiano, riflessioni su momenti difficili passati, sulle moderne relazioni e prese di coscienza sulla società attuale.

La band nel corso dei suoi primi mesi di attività ha già condiviso il palco con band underground italiane (Gazebo Penguins, Cosmetic, A/lpaca, Radura, Stormo) e internazionali (Paerish, Saetia, Algaebloom). La formazione è composta da: Enrico Tosti (voce e chitarra), Marco Di Masi (chitarra), Manuel Lasco (batteria) e Veronica Ganassi (voce e basso), tutti provenienti da altre esperienze musicali.

Genere musicale: alternative rock, shoegaze

Se ti piacciono i Noday ascolta anche: Supervulkan

Pagina Instagram Noday

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