Levante @ Teatro Politeama Genovese: il report
Testo di Chiara Orsetti – Foto di Isabella Rizzitano e Chiara Orsetti

Dal concerto di Levante siamo usciti tutti innamorati. Tutti coloro che l’avevano già vista live e che temevano che qualcosa in lei fosse cambiato, e tutti coloro che per la prima volta si sono trovati davanti agli occhi enormi e al talento ancora più grande di un’anima complicata e leggera allo stesso tempo. Un ‘GRAZIE’ stampato su un cuore di carta è il simbolo di questo amore, lasciato dagli organizzatori sui sedili del teatro Politeama Genovese, da sollevare durante il primo ritornello di Abbi cura di te, in una sorta di rito in cui pubblico e artista si incontrano e, avvolgendosi, riescono a creare quella potenza che solo tanti cuori che battono all’unisono e a tempo di musica sono capaci di fare.

Levante ti guarda in faccia mentre canta, ti urla addosso il male che hai sofferto, te lo mette sul tavolo e ti ci fa urlare sopra a tua volta, strisciando finché non ti sembra di avere, ancora, la forza di rialzarti. Scorrono le canzoni una dopo l’altra, per due ore di spettacolo filate in cui non esiste una defaillance nell’intonazione, un’incertezza nei testi, un momento di umana stanchezza: Claudia parla poco ma canta forte, fortissimo, interagendo con le prime file mentre calca il palcoscenico, scendendo in mezzo alla sala per regalare momenti intimi e preziosi, emozionanti e sinceri come i sorrisi e l’accenno di commozione quando quei cuori di carta sono esplosi in alto, tutti insieme, tutti per lei.

In scaletta tanti brani della prima produzione e alcuni dei nuovi successi, in una sorta di passeggiata nei ricordi per rivedere quel che siamo stati, noi insieme a lei, e per sorridere di quello che siamo diventati. “I ricordi sono colla, si attaccano alla pelle” canta in una vibrante IO ero Io, esigente e ingombrante come i ricordi che affollano anche la mente più razionale, e sul filone del ricordo prosegue l’intera narrazione. Levante vuole dirti chi è, come sta, e poco importa se non somiglia a ciò che ti saresti aspettato.

Quest’anno Manuale Distruzione, il primo album pubblicato, ha compiuto dieci anni e, per l’occasione, vedrà nuovamente la luce in una nuova veste, con tante collaborazioni a impreziosire brani già di gran valore: oltre ad Alfonso, pezzo icona per la sua cruda realtà tra alcolici, sconosciuti e vite di merda, Non stai bene è stata scelta a rappresentarne l’essenza.

Un disco sofferto, che ho pagato con i soldi guadagnati facendo caffé… poi si ritrova un pubblico del genere e non può che essere una grande soddisfazione. Ho deciso di dargli una seconda vita, perché l’ho scritto da sola e c’era grande solitudine dentro di me. Oggi nella nuova versione ci sono tanti amici che mi accompagnano”. E insieme ai feat. ci saremo anche noi, pronti a cantare ancora una volta insieme a un’artista che può anche aver cambiato look, ma che sembra non voler smettere di rimanere fedele alle mille versioni di se stessa.

Levante live – la scaletta

Leggera
Capitale mio capitale
Rancore
IO ero io
Alma futura
Se non ti vedo non esisti
Abbi cura di te
Di tua bontà
Fa male qui
Non stai bene
Memo
Metro
Antonio
Iride blu e Cuore liquido
Mater
Gesù Cristo sono io
Invincibile
Andrà tutto bene
Non me ne frega niente
Vertigine
Alfonso
Tikibombom
Vivo
Mi manchi

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