Libero: lo sfogo dell’anima

9terre ​è il nuovo lavoro discografico di Libero, il “cantautore col sequencer”. Una raccolta di nove canzoni del musicista siciliano, ricche di influenze che si possono tranquillamente definire world music anche se poi è un mondo quasi tutto contornato dal Mediterraneo.

Italiano, siciliano, arabo, un po’ di francese, perfino una delle lingue degli indiani d’America: difficile vedere nel tuo disco qualcosa di diverso da un manifesto del multiculturalismo

Grazie! Era proprio il risultato che volevo ottenere: amo viaggiare, amo apprendere, imparare e rimettere in pratica tutto quello che mi lascia un segno dentro. Solo così si può crescere davvero!

Oltre alla forma linguistica, ci puoi raccontare da quali ispirazioni nasce questo tuo nuovo lavoro?

Sicuramente da quella sonora. Ho speso l'ultimo anno cercando di far coesistere suoni etnici, folk ed elettro-pop: una sfida che mi ha entusiasmato tantissimo e che continua a farlo.

A livello di suoni mi sembra ci sia una certa ricerca perché anche le canzoni suonino piuttosto “mediterranee”: sbaglio?

Sono il prodotto dell'ambiente in cui vivo. La Sicilia è multietnica, lo è sempre stata.  Amo sperimentare, ricercare nuovi suoni, strumenti o accoppiate. Per me è pane quotidiano!

Come nasce “Au Maghreb”, che hai anche accompagnato con un video?

"Da cumuli di cose che non so" citando "Lassame ccà", un'altra mia canzone! 

Au Maghreb è nata perché lo ha voluto lei. L'ho semplicemente accolta. 

Com’è suonare “9TERRE” dal vivo?

Potente! Il mio live set si compone di acustica, voce, sequencer e didgeridoo. Mi fa stare bene. E' lo sfogo dell'anima.  

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