Fabrizio Basciano pubblica Klar: il quarto lavoro di una carriera che si sta sviluppando attraverso vari fronti, senza badare a come etichettare la musica. Ecco la nostra intervista.

Klar” è il tuo quarto disco: puoi raccontare che cosa è successo fin qui e in particolare dal tuo ultimo album a oggi?

Ho sempre sofferto l’idea di dovermi attenere alla sola forma-canzone, dunque nel 2010 ho deciso di abbandonare ogni sentiero battuto e di dedicarmi anima e corpo alla musica elettronica ed elettroacustica.

A modo mio però, e cioè senza gli isterismi tipici di certa musica contemporanea e senza il pressappochismo e la faciloneria tipiche di moltissima della cosiddetta musica d’avanguardia o sperimentale popular del momento.

E così sono giunto a Le 7 perle di Belzebù, l’opera elettroacustica in 7 movimenti ispirata da “I Racconti di Belzebù a suo nipote” di G.I.Gurdjieff. Tra questo lavoro e KLAR è sopraggiunta la necessità di dialogare con un pubblico più ampio, senza però rinunciare a spazi, tempi e linguaggi molto distanti dal mondo della canzone tout court. Ecco dunque KLAR, che presenta tanto brani pop quanto esperienze elettroniche, elettroacustiche e classico-moderne.

In che atmosfera nasce il tuo nuovo disco e in che cosa si distacca dai precedenti?
KLAR è evidentemente un album di passaggio. Quello che lascio lo so già, quello verso cui vado non mi è ancora tanto chiaro. Tutto il lavoro nasce a causa di un sogno lucido che feci nel novembre 2013, e che consiste in quella particolare esperienza onirica che ti vede consapevole di essere in un sogno, dunque padrone degli eventi che in esso si vanno manifestando.

A partire da quel sogno è come se mi fosse stato chiaro il tipo di condotta musicale che di lì a poco avrei intrapreso, e che mi ha portato a elaborare i primi brani dell’album: Lucid dream, All your possibilities, Tesla e Neue welt.

Quest’ultimo è il brano che in un certo senso spacca a due il lavoro: da una parte l’elettronica e l’elettroacustica, dall’altra il pop, seppur sui generis, di brani come Who made the ancient world, Oltre il confine e Menti vuote.

Con questo disco mi sono voluto mettere in gioco totalmente, dimostrando a me stesso di potermi concedere una grande libertà nella scelta degli stili e delle forme più disparate.

Mi incuriosisce molto “All your possibilities”: come nasce il brano?

Quel brano nasce dall’esigenza di esprimere un concetto: tu hai tutte le possibilità, e sta a te decidere cosa vuoi essere. Il vecchio adagio latino “quisque faber fortunae suae” o quello più recente dell'”aiutati che Dio t’aiuta” trovano perfettamente dimora in questo brano.

Difatti la prima e l’ultima parte del brano contengono un coro a 4 parti dispari che melodizza un celebre passo attribuito a Goethe. Il coro canta in tedesco, ma la traduzione in italiano di quel passo può essere la seguente: “La magia è credere in noi stessi. Se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa”.

Ed è così che le parti iniziale e finale di questo brano incorniciano tutta quella zona centrale che traspone musicalmente le idee della possibilità e dell’audacia, bracci armati del concetto di auto-determinazione.

Mi ha incuriosito anche il ringraziamento a Battiato per i suggerimenti: come lo hai conosciuto e quali consigli ti ha dato, se si può sapere?

Non c’è da farne mistero. Ho avuto modo di intervistarlo per la mia tesi di laurea specialistica in Musicologia e beni musicali, molta della quale era incentrata sulla sua produzione sperimentale degli anni ’70.

Dunque mi era rimasto il contatto e, senza alcuna fretta, dopo un paio d’anni gli ho inviato un brano de Le 7 perle di Belzebù, intitolato Causa della genesi della Luna.

Il brano gli piacque, e da allora ho avuto modo, a più riprese, di ricevere non solo e non tanto i suoi apprezzamenti quanto, cosa molto più utile e redditizia, suggerimenti e consigli per apportare migliorie alle mie produzioni. In questo ultimo lavoro, KLAR, il suo intervento è stato determinante in poi di un brano.

Per esempio, in Who made the ancient world mi ha consigliato di dimezzare tutto lo strumentale centrale per rientrare subito con le voci e, infine, proseguire nel finale con una coda nuovamente strumentale. È una persona generosa che, quando intravede talento e passione per lo studio, non si tira mai indietro.

E anche se le sue risposte, come del resto si può notare nelle interviste, sono molto sintetiche, ha però quell’abilità, tipica delle grandi menti, di riuscire a dire tutto in pochissime righe. Magari avere anche soltanto un pizzico della sua capacità di sintesi.