Una band nata nel 2000 ma che ha subito tantissime variazioni, tanto da arrivare a un presente fatto di un disco, Pietraia, che è sicuramente uno dei migliori degli ultimi mesi (qui la recensione): si parla dei Kabikoff, ed ecco la nostra intervista con Marco “Kino” Deregibus, il cantante.

Sono passati parecchi anni dall’ultima uscita targata Kabikoff, e molto è cambiato nella band. Che cosa rimane dell’idea originale della band e che cosa hanno portato i nuovi membri?

Io sono arrivato insieme a Sergio (il batterista) dopo l’incisione dell’ultimo disco, ma credo sia rimasta forte l’esigenza, che ci è stata trasmessa da Albe e Willy, di suonare una musica fortemente liberatoria, senza troppo badare esplicitamente e “volontariamente” a generi di riferimento ben inquadrati.

La mentalità “crossing over” è quindi rimasta costante nelle intenzioni e nell’attitudine.  Il nuovo disco è forse più “compatto” perché in questa fase avvertiamo un’urgenza di suonare così…e forse anche perché io e Sergio abbiamo portato una ulteriore dose di “in your face!” che avevamo una voglia matta di tirare fuori!

Che tipo di momento fotografa “Pietraia”? Mi puoi spiegare il titolo?

Il titolo vorrebbe evocare uno scenario tanto crudo e “tagliente” quanto aperto e libero. Canzoni certo affilate, solide e dure come sound, ma scritte e suonate per soddisfare l’esigenza di respirare tanto tanto ossigeno di quello bbbbuono.

Da quali premesse siete partiti per il disco? Mi sembra di avvertire in molte tracce la ricerca del giusto equilibrio fra la potenza e l’esigenza di ottenere un suono il più possibile fluido (notevole, per inciso e in merito, il lavoro di basso)

Guarda le premesse sono state davvero poche e tante insieme. Poche in termini di contenuti pre-determinati, tante in termini di attitudine e obiettivi “umani”.

Quattro personcine che hanno deciso che la propria terapia doveva consistere nel raggiungere il primario scopo di affermare sinceramente :”Ora sì che vibro bene!”

Poteva venire davvero fuori di tutto, è venuto fuori questo perché dovevamo vibrare così. Poi in fase di stesura definitiva si devono fare le scelte per trovare una forma finale, ma direi che quella sia la parte meno interessante, anche se fa piacere che si avverta una certa fluidità, perché credo sia sintomo della naturalezza con la quale abbiamo scritto, basso ovviamente compreso!

Perché siete arrivati fino in Colorado per il mastering?

Il mastering in Colorado è stato scelto perché ci siamo affidati al consiglio del sapiente Diego Cattaneo, co-produttore e fonico che ci ha registrati. La sensibilità artistica di Diego, unita a un’enorme competenza tecnica, ci hanno portati a fidarci che quella fosse la scelta migliore, e ne siamo felicissimi.