L’intervista: Sneers, di fuochi e di luci #TraKs

Gli Sneers sono un duo che ha di recente pubblicato il proprio lavoro For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires, una ricerca della propria anima piuttosto magmatica e condita di noise. Abbiamo rivolto loro qualche domanda.

Mi raccontate la storia della vostra band?

Leonardo: Siamo nati, come band, circa tre anni fa. Ci conoscevamo già da prima e suonavamo in due gruppi diversi, con i quali è accaduto spesso di fare concerti insieme.

Verso la fine dell'estate 2011, appena ci siamo trasferiti a Berlino, abbiamo iniziato a pensare di buttare giù qualche idea insieme, solo noi due, giusto per provare una strada musicalmente diversa da quello che facevamo con gli altri gruppi.

Non c'era in sè un progetto definito, ne sapevamo se questo avrebbe preso corpo. Poi abbiamo scritto i primi pezzi e ci siamo resi conto che la direzione era secondo noi quella giusta e che valeva la pena andare avanti e dare un'identità a quello che avevamo iniziato quasi per caso.

Vi siete incontrati a Berlino, città centrale anche per numerose altre giovani band italiane contemporanee e del passato. Che cosa avete trovato di speciale nell'energia della città? La considerate decisiva per la vostra evoluzione?

Leonardo: Sicuramente Berlino è stata determinante come ambiente, soprattutto a livello di stimoli. Per le strade respiri un'atmosfera speciale, molte persone vivono di musica o comunque trovano il tempo per coltivare le proprie pulsioni artistiche senza sensi di colpa, anche a settant'anni. Questo sveglia in te un certo fermento. Quindi non ti senti solo, anzi.

E' vero che dal momento in cui nasce dentro di te qualcosa che vuoi realizzare, una forza che germoglia, questa può uscire ovunque, che sia Berlino o un piccolo paese. A volte i rigurgiti più potenti vengono da piccole e claustrofobiche realtà.

Certo, un ambiente più fertile può aiutare molto, e così è successo a noi, anche se bisogna stare attenti a non farsi influenzare troppo, mantenendo una personale visione delle cose.

Descrivete il titolo "For our soul-up lifting lights to shine as fires" come una preghiera di buon auspicio eppure le vostre canzoni non trasudano propriamente speranza, diciamo così. Da cosa nasce l'umore così tetro di alcune delle vostre sonorità e dei vostri testi?

Maria Greta: For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires, letteralmente: Affinché le nostre luci, che l'anima innalzano, risplendano come fuochi.

E' un titolo evocativo e, soprattutto, visivo. Lo leggi e vedi delle luci, le luci che sono dentro la tua anima, quelle che ti rendono una persona chiara e scura al tempo stesso.

E poi vedi queste luci che si trasformano in fuochi: adesso sono più forti e fiere. Si tratta di una preghiera di buon auspicio in questo senso, affinché avvenga una simile epifania. Ogni pezzo racconta cammini diversi di uomini diversi, attraverso la luce.

Leonardo: Qualcosa del genere avviene in ogni pezzo del disco.
Vuole essere una sorta di percorso, e per questo ad un primo impatto appare oscuro. Perché si tratta dell'inizio e quindi tutto è ancora da compiere, e fa paura.

Man mano che si procede però si inizia a intravedere la luce, che musicalmente è rappresentata da una melodia di fondo.

Il disco è uscito da qualche mese. Avete già pronto del materiale per il progetto seguente oppure siete ancora concentrati nella promozione e nei live susseguenti al vostro primo lp? Siete soddisfatti delle vendite del vinile?

Maria Greta:  Sì il disco è uscito da qualche mese e abbiamo fatto due tour , uno in Italia e uno in Europa. Adesso stiamo iniziando a concentrarci sul far uscire un secondo disco il prima possibile.

Forse faremo uscire un altro video legato al primo disco, ma per il resto abbiamo già diversi pezzi e il titolo pronto per il successivo. Non vediamo l'ora in realtà.

Le vendite sono andate abbastanza bene, anche se tanta gente ci chiede ancora il CD. Il vinile è sicuramente un oggetto fantastico, ma ha quell'aura mistica che a volte sembra allontanare chi non è appassionato.

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