Luca Sammartino: le canzoni sono emozioni, non numeri

Abbiamo intervistato Luca Sammartino, giovane cantautore che con What a Shame Mary Jane si schiera dalla parte del cantautorato pop rock. Questo il risultato della nostra chiacchierata.

Com’è nato il tuo progetto artistico?

Il mio progetto solista nasce nel 2017 quando, dopo la scomparsa di una mia cara amica, nasce Blu, il mio primo singolo, e insieme ad alcuni amici e amiche parte un progetto benefico legato al singolo, da cui poi è nata l’associazione benefica “Amici di Blu”. Arrivavo da un periodo in cui avevo praticamente smesso di suonare e l’attenzione e l’affetto ricevuti per quella canzone mi hanno aiutato a ritrovare la strada. 🙂

Quant’è importante vivere la musica a 360° per te?

E’ fondamentale. Viviamo nell’era in cui abbiamo tutti gli strumenti a portata di mano per registrarci, trovare concerti, entrare in contatto con locali, addetti ai lavori e pubblico, vendere la nostra musica online e sviluppare competenze che ci permettono di avere introiti da investire nel nostro progetto. Possiamo coltivare la nostra start up partendo dalle canzoni… ma richiede tempo e dedizione!

“What a Shame Mary Jane” ha un bel piglio, chi ti ha ispirato?
L’ispirazione in sé arriva dal titolo: qualche mese fa ho trovato su YouTube il canale di questa ragazza italiana a New York e ho pensato che fosse molto musicale. Mi è arrivata la melodia del ritornello e poi la canzone è nata da sé. A livello di sound sicuramente i Green Day di Jesus Of Suburbia e Whatsername credo abbiano influito molto, mentre il testo mi rimanda molto alla musica italiana anni ‘60 come idea.

Quant’è difficile oggi emergere per un artista emergente con una chitarra elettrica in mano?

Tanto quanto lo è per tutti gli altri. Forse anche di più: arriviamo da 10-15 anni in cui in Italia le major e di conseguenza il mainstream hanno virato su sound totalmente diversi, perdendo anche un po’ la concezione della musica suonata, della band. Fortunatamente siamo ancora qua e nel lungo periodo, come sta avvenendo, anche il pubblico si stufa e ha voglia di qualcosa di “nuovo”… che nel nostro caso è “nuovamente old school”. 🙂

Dicci cinque artisti con cui ti piacerebbe collaborare.

A livello mainstream direi sicuramente Green Day, The Struts, Social Distortion per l’estero, Ligabue e Mirkoeilcane per l’Italia. A livello indipendente ci sono un po’ di progetti che seguo di amici con cui vorrei collaborare e quasi quasi a breve… (per fare qualche nome: Red Sky, Itaca Reveski, Miko Argirò, Better Call John, The Enthused). In generale mi piacciono molto le collaborazioni, soprattutto a livello indipendente!

Consigli per i tuoi colleghi emergenti e in generale per tutti i musicisti che con i loro singoli cercano di sfondare a ogni costo?

Secondo me bisogna sempre tenere a mente che la musica, la canzone e il live sono le cose su cui fondare il proprio progetto. Più che consigli, mi sento di raccontare la mia visione dell’uscita di un singolo: è un’occasione per ottimizzare al meglio tutti gli sforzi e i sacrifici che comporta scriverlo e registrarlo, senza aver fretta di pubblicare a tutti i costi. Studiamo bene l’uscita, come muoverci sui social e come comunicarlo a pubblico e addetti ai lavori. E smettiamo di pensare a chi fa più stream e views: le canzoni sono emozioni, non numeri.

Quali saranno i tuoi prossimi passi?

Uscirà il videoclip di What a shame Mary Jane. Dopodiché spero già un nuovo singolo, nuovo EP Frugo nel frigo dopo l’estate e spero tanti concerti!