Mai Col Germani, “Malfidato”: recensione e streaming

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Anticipato dai singoli Maledetta Città e Distante, esce in cd e in digitale Malfidato, il primo album della band tiburtina Mai Col Germani, distribuito da Alka Record Label. Il progetto Mai Col Germani nasce nel 2016, a Tivoli, dall’idea di Michele Germani (voce) e Davide Di Marco (chitarra), una classica formazione rock, a cui si aggiunsero Mauro Cuomo alle tastiere e Federico Rocchi e Nicolò Angelini, rispettivamente batteria e basso.

Mai Col Germani traccia per traccia

Partenza tranquilla con archi, ma presto si va sul muscolare, con Dove sei andata, incipit che mescola molte sensazioni e sonorità, flirtando con il folk ma anche con l’elettronica.

Quasi epica e sicuramente molto convinta Singolo, che ha tratti di intimità e parla di relazioni in crisi, furoreggiando qui e là. Si va sul cromatico (e sull’animalistico) con Rossa, vibrante di synth e con qualche tratto dance.

Problemi di fiducia e di prospettive alla base di Malfidato, title track che porta con sé qualche traccia prog e un po’ di ironia. Ironia che permane anche con Tra fragole e grano, che qui e là ha tratti parodistici, sempre in salsa rock’n’roll.

Ritratto al maschile, ecco poi Franco, uomo qualunque (anche un filo sotto la media). Un po’ più seria Distante, che si avvale di pianoforte e di un po’ di senso del dramma per affermare l’impossibilità di cambiare.

Si viaggia su ritmi moderati con Maledetta città, capace di esplosioni elettriche colorate. Si prosegue con Vorrei morire, che se la prende con generi come la trap e con la mancanza di prospettive musicali.

Il disco chiude con una certa serietà e anche con ondate di malinconia, all’interno di Polvere, che parla di illusioni e fraintendimenti.

Le origini da band di rock demenziale si sentono, anche se i Mai Col Germani si mostrano disponibili a un’apertura verso altri generi, per lo più supportati da una certa abilità strumentale e buone dosi di ispirazione.

Genere: rock

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