Manu Chao “El Chapulin Sono Tour” @ Goa-Boa Festival 2021

Uno degli eventi principali e più attesi del Goa-Boa 2021 si consuma e si celebra in una caldissima serata di luglio all’Arena del Mare di Porto Antico di Genova: Manu Chao replica (dopo il concerto di lunedì ai Giardini Luzzati) la musica del suo El Chapulin Solo, tour che toccherà anche altre città italiane. Ma è il qui e ora che è importante, perché sono vent’anni dal G8 che, tra gli eventi terribili di quei giorni, ospitò anche una performance dell’ex Mano Negra.

Vent’anni fa stavo a Milano, in una redazione di un giornale che si occupava di illustrare le bellezze delle regioni italiane. A luglio 2001 iniziarono ad arrivare notizie preoccupanti da Genova: proteste, incidenti, confusione, cariche per strada, vetrine spaccate. Ci vollero giorni per capire che la verità, le verità, nascoste soprattutto, erano molto più complicate e vergognose di quello che sulle prime era sembrato. 

Oggi Genova ha altri problemi e altre ferite da curare, anche se le cicatrici di piazza Alimonda, della scuola Diaz e di altri luoghi simbolo di quei fatti sono ancora nella memoria di tutti, e qualora per qualcuno non lo fossero ci pensano i ricorsi di questi giorni a mantenere vigile la memoria.

Ma andiamo con ordine: la serata si apre con le melodie dei From Arabia to Calabria, formazione decisamente multietnica in cui le influenze mediterraneee e orientali prevalgono, in una piccola orchestra danzante che prevede trombone, clarinetto, chitarra, contrabbasso e percussioni. La voce è presente soltanto a sprazzi, dando spazio a un vortice di ritmi e sapori che colpisce gli occhi tanto quanto le orecchie.

Il pubblico di questa sera è misto: ci sono i veterani, ma sono tantissimi i ragazzi che manifesteranno entusiasmo incontenibile per tutta la serata. Anzi, senza voler essere troppo ingessati, si spaccheranno proprio, sulle note del sessantenne basco e dei suoi compari.

Accompagnato da uno spiritato Luciano Falico alla chitarra e da Mauro Mancebo alle percussioni, Manu arriva e già ride. Si appellerà a Genova (ma anche a “Carlo” e a Don Gallo) tantissime volte durante la serata. E dopo un minuto Genova è già ai suoi piedi.

Non farò finta che questa sia un report come gli altri: mi sono segnato i titoli delle canzoni, almeno di quelle che ho riconosciuto, ma fare un “traccia per traccia”, magari preciso e un po’ burocratico, vorrebbe dire togliere tutto il sangue da un concerto che è prima di tutto una festa della liberazione.

Le canzoni, celebri, storiche, ci sono più o meno tutte. Ma subiscono un processo di trasformazione che ne fa dei punti di riferimento iniziali per far partire poi delle sarabande interminabili di balli e ritornelli semplici e cantabili. Perché, benché i tre sul palco dal punto di vista musicale (e della resistenza: alla fine saranno circa tre ore di concerto) siano impeccabili, il segreto e la mistica della performance sta tutta nel coinvolgimento e nella partecipazione.

Il pubblico mette in comune la propria passione e salta in modo indemoniato di fronte al sorriso quasi costante di Manu, che sta seduto ma trasmette energia e movimento.

Le storie che racconta nascono in qualunque periferia dimenticata del mondo: Me llaman calle, La vida tombola (con un testo che parla di Maradona e della sua vita complicata), Bienvenida a Tijuana, e ancora le popolarissime Bongo Bong, Clandestino, dedicata ai morti del Mediterraneo, Desaparecido, fino a Me Gustas Tu si inseriscono perfettamente in uno spettacolo quasi ininterrotto che si tiene sia sul palco sia sotto.

Ci si interrompe soltanto per i continui richiami a Genova: Manu con voce gentile chiede “per favore canta con me” e la città risponde. La sezione fiati dei From Arabia to Calabria sale sul palco spesso a supportare. Molte dediche vanno anche “a la locura”, una pazzia che sembra di toccare con mano.

Uno dei momenti più significativi si celebra quando, in uno dei numerosi finali che in realtà finali non sono, Manu si alza e batte il microfono sul petto, al ritmo di “El pueblo unido/jamas sera vencido”, che però presto si trasforma in “Carlo è vivo e lotta insieme a noi/le nostre idee non moriranno mai”.

Manu e i suoi torneranno sul palco per i bis, poi per i bis dei bis, e poi ancora. Del resto il pubblico sembra non essere mai soddisfatto e sembra chiedere di più: altri balli, altri canti, altra festa. Rabbiosa o gioiosa, secondo il momento. Ma è soprattutto la felicità quella che si legge negli occhi di chi esce dal concerto.

Vent’anni fa stavo in una redazione milanese e leggevo con angoscia le notizie che arrivavano. Oggi camminiamo per una Genova calda e ancora popolata, nonostante l’ora tarda e l’angoscia è passata. Ma se i riti purificano l’aria e l’anima, quello che è successo non si cancella e non si deve dimenticare.

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