Marlene Kuntz, “A fior di pelle” #quellochesentivo

Un video dalle tinte western, con immagini sgranate e sfocate dall’eccesso di calore, e suoni taglienti e avvelenati come da consolidata tradizione. I Marlene Kuntz pubblicano A fior di pelle nel 2003, estraendolo da Senza peso, primo disco pubblicato con Virgin Records, con tutti i crismi della grande produzione: studi a Berlino, le collaborazioni di Rob Ellis, Head, Warren Ellis. Ma anche la cattiveria e la poesia abituali.

Incazzati. Vai a fuoco. Esplodi. I nervi a fior di pelle. La rabbia è prepotente, predominante: oltre un certo limite è lei a decidere il come e il quando.

Fu zona rossa nell’attimo di un lampo
La superficie di un corpo senza scampo.
Dilacerata sensazione
Sentirsi vulcano in eruzione…
un’esplosione ormai vicina
Avrebbe acceso quella fulgida mattina

Ed è in quelle fulgide mattine, in quegli istanti in cui sembra impossibile resistere, che viene incontro il basso soccorritore di anime, le chitarre salvatrici di umori, la voce di Cristiano Godano a rendere poetico anche il momento più basso, quello che ci avvicina e ci accomuna all’animale da cui discendiamo.

Come una belva furiosa
Il suo inferno porta, portando guai!
Ci sono istanti che vivere è una merda:
Che vada a fuoco poi è pur sempre una scoperta

E poi passa tutto. Dal rosso della lava al blu dell’acqua che la spegne sollevando fumo denso che si disperde in un altro blu, quello del cielo. Il cielo che fa planare i pensieri, li rende meno pesanti, forse sopportabili perché una fine è in qualche modo ipotizzabile, giù in fondo.

Sono le volte che proprio no, non ce la fai più;
Che vorresti volar per davvero nel blu dipinto di blu,
Per poterti sentire leggero come il cielo impassibile.
Impassibile.

Chiara Orsetti