Massimiliano Larocca, “Exit/Enfer”: recensione e streaming

A tre anni di distanza dal progetto musicale sul poeta “maledetto” toscano Dino Campana che lo ha portato in tour in tutta Italia e anche in Europa Massimiliano Larocca torna con il suo nuovo disco autografo: Exit | Enfer

Un progetto ambizioso che taglia i ponti con le produzioni passate di Larocca, non fosse altro per il coinvolgimento in fase artistica e produttiva di uno degli artisti internazionali più stimati in Italia: Hugo Race, ex Nick Cave & The Bad Seeds, che con il nostro paese ha un lungo rapporto affettivo e creativo (Afterhours, La Crus, Cesare Basile, Sacri Cuori/Fatalists).

Exit | Enfer(letteralmente Uscita | Inferno, nella doppia origine inglese/francese) è un disco che sin dal titolo esprime una tensione, un dualismo, un sentimento forte dal doppio volto: luce e ombra, amore e odio, vertigini e abissi.

Massimiliano Larocca traccia per traccia

Si parte da Black Love, cantata in inglese e ammantata di oscurità. Evidenti gli influssi di Nick Cave su un brano di apertura molto intenso.

Si procede con Cose che non cambiano, eppure qui cambiano i suoni, molto più elettronici, e la lingua: si passa all’italiano per un cantato che rimane profondo benché l’abito sia più pop.

Atteggiamento narrativo e piuttosto epico, ecco (Eravamo) Orfani, altro pezzo molto contrastato e con la chitarra che si arriccia offrendo molti colori al brano.

Ballad piuttosto intima, ecco Il giardino dei salici, adorna di voci lontane e di archi, ma anche elettrica.

Molto più battagliera e ricca di chiariscuri, ecco poi Guerra fredda, con la chitarra che decide di dardeggiare in libertà sullo sfondo, fornendo riflessi traslucidi e psichedelici.

Si viaggia in spazi vasti e rarefatti con Perdiamoci, canzone malinconica e larga, con una batteria jazz a fornire spirito.

Passo ragionato quello de Il regno, che per cantato e atmosfere fa pensare a Samarcanda, ma con profili contemporanei e un suono composito.

La stanza gioca con luci drammatiche, con un organo serpeggiante, un'aria psichedelica e situazioni narrative dal gusto vintage.

Si raccontano altre storie in Si chiama Lulù, ricca di dissonanze e di un cantato potente e profondo.

Larocca torna all'inglese all'inizio di una ballad che però, curiosamente, ha il titolo in francese: Fin du Monde racconta (poi in italiano) un'apocalisse tranquilla e quasi sorridente.

L'album chiude con Il cuore degli sconosciuti, che di base suonerebbe acustica ma che ospita piccoli suoni improvvisi e scoppiettanti.

Massimiliano Larocca pubblica un disco in cui la definizione "d'autore" è sicuramente appropriata, vista l'attenzione alla scrittura, ai dettagli e al senso complessivo. Suoni, produzioni e arrangiamento fanno da corollario a canzoni intense e molto corpose.

Genere: songwriter

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