Maustrap, “Spegni la luce”: recensione e streaming

Dopo i singoli Masquerade e Soyuz, è giunto il tempo per i Maustrap dell’uscita del loro primo lavoro sulla lunga distanza, Spegni la luce. Un album, e una band, nati durante il lockdown, in cattività, una trappola per topi dove convergono eleganza, malinconia, rassegnazione e voglia di rivincita. Le coordinate sonore sono di ambito alternative rock cantato in italiano, ed è impressionante come la band si muova agevolmente e con piena maturità artistica (frutto dell’esperienza dei singoli elementi in precedenti formazioni storiche venete) tra le molte atmosfere diverse che compongono il disco, spaziando dall’ alt rock alla new wave fino a lambire le coste del reggae.

Maustrap traccia per traccia

Dopo l’introduzione breve e malinconica di Un’estate, ecco Masquerade, che schiaccia qualche tasto pop ma mescolando le sensazioni con una certa amarezza di fondo, ma anche qualche esplosione sul finale.

Serrato il ritmo di Maustrap, canzone omonima ricca di colori scuri e di sensazioni sotterranee. Il brano piano piano si allarga ma rimane in tensione dall’inizio alla fine.

Modi più sciolti quelli di Soyuz, che mette in evidenza un po’ di più la voce. I modi della canzone sono più cantautorali che rock, anche se c’è energia ed elettricità.

Tranquille e malinconiche anche le traiettorie lungo le quali si muove Inchiostro, a tutti gli effetti una ballad, a dispetto del volume che si alza dopo qualche battuta. Con battiti che fanno pensare alla new wave, ecco poi gli stop and go sui quali si muove Amarcord, non molto felliniana ma sicuramente dinamica.

Si procede poi con Malenica, più recitata che cantata, più descrittiva che narrativa. Poi una rapida e piuttosto giocosa Candy Pharma, che si stacca nettamente dal contesto del disco.

Recupera immediatamente la propria serietà e compostezza Sera, che ha qualcosa delle malinconie dei La Crus, oltre che impronte dell’alternative anglosassone. Fa riferimento alla contemporaneità, e un po’ al futuro, Non vorrei crepare, che prefigura eventi non necessariamente positivi.

Buono il primo lavoro “lungo” dei Maustrap, che apprendono le lezioni del rock alternativo, le plasmano a propria somiglianza e pubblicano un album concreto e ben scritto, con tutti i crismi per un’ottima prosecuzione della carriera.

Genere musicale: alternative rock

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