Megha, “Superquark”: recensione e streaming

Superquark è il debut album di MEGHA in uscita per Asian Fake. Dopo le pubblicazioni dei singoli Montagne di like, Madagascar, Sguardi laser, capaci di scalare la Viral50– Italia e totalizzare oltre 250mila ascolti su Spotify, arriva il debutto discografico del producer e songwriter romano, anticipato dal singolo Eroi (feat. lemandorle).

Elettronica e canzone italiana si fondono in un pop trasversale, anche capace di richiamare tinte disco. L’album ripercorre il passaggio dall’era analogica a quella digitale, vissuto da Megha in contemporanea con quello da età adolescenziale a età adulta.

Megha traccia per traccia

Il disco ha inizio con una certa onda nostalgica nel testo: Walkman parte da ricordi musicali e geografici, per arrivare a un presente piuttosto oppressivo. Il tutto con sonorità elettroniche che guizzano qui e là.

Ci si riprende abbastanza presto comunque: ecco Superquark, la title track, che peraltro ha ricordi e sogni del passato che affiorano anche in questo caso, ma con qualche svolta positiva, compresi prodotti televisivi della famiglia Angela.

Un po' più morbidi i contorni di I love you, singoletto con tentazioni estive e americane. Ecco poi Eroi, in combutta con lemandorle, ricca di schermaglie electro e di qualche coretto pop.

Dopo l'intermezzo danzereccio di Interlude (L.A.T.S.A.), ecco Mondo digitale, ricca di paranoia da web e di ritmi techno.

Ecco poi Giungla, che vede il featuring nientemenoché di Johnson Righeira, che fa la seconda voce del duetto cavandosela piuttosto bene, ma accentuando ulteriormente il senso di nostalgia che permea l'album (ora "abbiamo scritto la storia" è un po' fortino, Johnson. Anche meno. Ma poi vedi tu). In realtà, più che ai Righeira, il brano fa pensare agli 883, e non è neanche la prima volta nel disco.

Sync abbassa nettamente i toni e si fa oscura, alla ricerca di un filo di contatto fra due persone che non si spezza a dispetto delle cose che succedono nella vita.

Ritmi alti per il singolo Madagascar, tra voglie di fuga e la classica voglia di aprire un bar in spiaggia (si può sognare anche più forte di così però).

Il disco chiude con Le cose che non avremo mai, ultimo pezzo malinconico con un vibrato di fondo, e con un'ultima apertura elettronica.

Un album che ha una certa leggerezza, quello di Megha, tutto avvolto di nostalgia e suoni sintetici, ma con molti guizzi pop che non guastano.

Genere: indie pop, elettronica

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