Michelangelo Vood, “Rio Nero”: recensione e streaming

Rio Nero è il nuovo ep di Michelangelo Paolino, in arte Michelangelo Vood. Nato ai piedi del Monte Vulture, in Basilicata, cresce circondato dalla natura incontaminata, la quale diventa un elemento fortemente caratterizzante della sua produzione.

“Vood” infatti è un richiamo alla parola wood (bosco) e il cognome della madre alla quale l’artista dedica il suo percorso artistico. Per anni suona con la band punk-rock Liverside. Si trasferisce a Milano, nel 2019 riprende a scrivere e pubblica Ruggine, il suo primo singolo autoprodotto. A settembre 2019 vince il concorso per autori “Genova per voi” indetto da Universal Music Publishing.

Il disco ‘Rio nero’ Il titolo utilizza un doppio significato: da un lato richiama Rionero, cittadina lucana dove il cantante è nato. Dall’altro evoca l’etimologia del nome, dal latino “fiume nero”. Le sei canzoni dell’ep sono una narrazione intima dove l’artista si presenta mettendosi a nudo, raccontando il suo ideale di musica come catarsi collettiva.

C’è molto di Michelangelo e della sua storia nelle sei tracce del disco: il suo rapporto con la natura, i valori che si porta dietro, il rapporto con una città così diversa da quella in cui è cresciuto e come questo cambiamento urbano ha fatto da motore per riprendere a scrivere.

Michelangelo Vood traccia per traccia

Il suono di un pianoforte introduce la prima traccia dell’ep, Triplete, una ballad dedicata alla forza dell’amore, una forza che rende bella qualsiasi cosa della vita, anche la più dolorosa esperienza vissuta.

Lo scoppio di un temporale introduce la canzone Ruggine: il cantante lucano si sfoga di tutto il dolore che porta nel cuore, il suo grido di sofferenza è come una pioggia che ha lasciato solo ruggine dentro la sua anima. Un bisogno disperato di avere un posto sicuro dove raccontarsi, di sentirsi ascoltato dalla sua metà.

Un suond elettronico apre la terza traccia dell’ep, Atollo. Protagonista di questa canzone è la vita dopo la fine di una relazione amorosa: la paura di non riuscire a trovare la felicità senza la persona amata, nostalgia dei ricordi vissuti insieme. Queste parole malinconiche sono accompagnate da musica elettronica che rende la canzone meno cupa.

Un basso accompagna l’intro della canzone Van Gogh, l’amore nostalgico fa ancora da padrone nel testo; i momenti prima della fine della relazione vengono paragonati a un quadro di Van Gogh. Il cantante sa che dopo una notte d’amore soffrirà ma non riesce a dire no, come un giocatore al casinò.

La chitarra introduce la quinta traccia dell’ep, Paris: la descrizione della capitale francese viene vista con gli occhi di un innamorato che soffre di nostalgia per la persona amata, il mondo ancora non sa della fine della relazione d’amore e la gente ancora chiede notizie della coppia. Andare lontano non è la soluzione migliore per scappare dal dolore.

Il pianoforte porta l’intro dell’ultima canzone del disco, Le cose belle: uno sfogo sulle cose belle che vengono apprezzate solo una volta perdute e riviste nei sogni con nostalgia. Attimi di vita quotidiana (le strade deserte, la pizza di mamma, le nuove scoperte…) osservati con la voglia di tornare a riassaporarle.

Rio nero è un viaggio nella malinconia dell’animo di Michelangelo Vood, accompagnato da sonorità che rendono la nostalgia meno amara.

Genere: cantautore

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