Mox, esorcizzando l’amore

Tre singoli (Lacci, San Lorenzo e Ad Maiora) che nel pur affollato mondo dell’itpop hanno fatto sollevare qualche sopracciglio. E ora un album (qui la recensione) come Figurati l’amore, pieno di canzoni che rispettano la tradizione cantautorale italiana finché non arriva il momento di darle una botta e farle fare un giro di giostra.

Mox, all’anagrafe Marco Santoro, parla d’amore (perché alla fine dai, di che altro vuoi parlare, come diceva un suo collega) e ce lo racconta in questa intervista.

Come sei arrivato fin qui? Come, dove e quando nasce Mox?

Mox nasce recentemente, ma con la musica ho a che fare più o meno da sempre, dalle scuole medie. Mi sono approcciato alla scrittura originale da più o meno dieci anni, ho avuto una primissima esperienza durata quasi otto anni con i Jonny Blitz.

A un certo punto ho sentito l’esigenza e anche un po’ la voglia di trovare un percorso solista, principalmente per il fatto della scrittura, in questo caso sicuramente molto più personale e più intima, mi sembrava giusto affrontare da solo questo per per corso anche per una questione di credibilità.

E anche come esperienza: la musica è bella anche per questo, perché ti permette di fare le esperienze più disparate. Questo è il mio primo progetto da solista ed è un prodotto molto sincero secondo me, molto vero, mi sono abbastanza messo in gioco.

Parla della mia direttissima esperienza con l’amore che alla fine è l’argomento principale che unisce tutte le nove tracce di Figurati l’amore.

Mi spieghi la copertina?

moxE’ un’idea del team di Francesco Croce e Sara Pellegrino, che hanno curato l’intera grafica e comunicazione dell’album. Sono molto molto soddisfatto, secondo me hanno avuto un’ottima lettura del progetto e del mood, hanno molto rispettato la musica che si può sentire, appunto dando questo aspetto un po’ vintage, alla fine, che poi è anche quello del suono dell’album.

Specifico la scelta della busta di plastica: mi piace questa ambivalenza, come nel titolo del resto. “Figurati l’amore” ha un doppio significato, sia comparativo sia di “immaginarselo”, di “figurarselo”. Così anche la busta di plastica ha un sacco di significati: la busta può contenere qualcosa di appena comprato oppure da buttare.

La chiave di lettura la dà l’ascoltatore, il pubblico. E poi mi piace anche il concetto che magari fra molto tempo la busta di plastica non esisterà più, quindi può essere una testimonianza storica di questo periodo…

Le tue canzoni hanno spesso “vestiti” itpop, synth pop, indie pop, quella roba lì. Ma dentro qui e là ci leggo ascolti anche piuttosto antichi. Sbaglio?

Non ti sbagli! Per anni quelli del cantautorato anni ’60 e ’70 sono stati i miei ascolti principali. Anzi, sono stati proprio decisivi nella scelta di voler provare a scrivere musica, mi hanno molto segnato, come mi ha segnato più o meno nel periodo 2000 l’arrivo in Italia del britpop, sono tutte influenze che si possono carpire all’interno dell’album. E il mischione che ne viene fuori è l’album…

Ci sono un sacco di donne nel tuo disco. Tutte vere o qualcuna inventata?

Sono tutte assolutamente vere! Ci sono un sacco di donne, ce n’è principalmente una, ma sono tutte canzoni autobiografiche, esperienze passate che mi è sembrato giusto omaggiare, ricordare, anche esorcizzare.

Principalmente è stata un’esperienza, che ho cercato di affrontare dall’inizio alla fine, dal conoscersi fino al tradimento, passando per l’innamoramento per finire con la conclusione e ai ricordi.

Quindi è vero che scrivendo canzoni ci si sente meglio alla fine?

E’ verissimo! Un levarsi un peso da dentro…

Mox: non ho ancora smesso di fumare ma ci si lavora…

“Ad Maiora” è forse la canzone più zuccherosa di un disco qui e là anche amaro. Come nasce e perché l’hai scelta come singolo?

Nasce come tutte le altre da un trascorso, da un voler raccontare un periodo specifico della mia vita. Sono di base molto pessimista e quelli sono buoni consigli che do in primis a me stesso e che spero un giorno di seguire. Non ho ancora smesso di fumare, però ci si lavora…

E’ stata scelta come singolo anche sotto forte consiglio di Polydor e Maciste Dischi che anzi hanno un po’ salvato questa canzone che stava rischiando di rimanere fuori dall’album perché appunto troppo zuccherosa, per il sapore globale dell’album. Però ci sta anche questo.

Ho letto che invece il successo di “San Lorenzo” ti ha sorpreso. Come nasce?

Mi ha sorpreso piacevolmente, era la mia prima esperienza radiofonica. E’ stato davvero un bel momento, esaltante ed emozionante. Non credevo, da disilluso quale sono, che cantando di argomenti così personali la gente riuscisse a ritrovarcisi, invece è successo l’esatto contrario.

Tre nomi di cantautori di ultima generazione che ti piacciono particolarmente?

Sicuramente Daniele Silvestri, Cesare Cremonini e ci metterei fra gli indipendenti Edda, che a livello di sincerità è uno dei più forti.

Hai presentato il disco a Roma, al Monk l’altra sera. Com’è andata? Che cosa ti aspetti dalla data milanese del 14?

E’ andata benissimo, era forse facile perché giocavo in casa, però è andata bene, come meglio non poteva andare, è stata una superserata, tutti si sono divertiti e complimentati. Mi sembra sia sinceramente piaciuto a chi era presente. La cosa mi fa ovviamente strapiacere anche perché sono il primo a essere davvero soddisfatto della resa live.

Sono accompagnato da ottimi musicisti, con i quali in realtà non suoniamo da tantissimo, abbiamo avuto un mesetto e mezzo per preparare questo spettacolo live, ma ci siamo da subito trovati in sintonia, come non era scontato.

Anche la visione comune di usare strumenti vintage, d’epoca ha esaltato me per primo e ci ha trovati tutti sulla stessa lunghezza d’onda. E secondo me questa è una cosa che “arriva”. Ci siamo impegnati a fare un concerto davvero suonato, siamo in cinque proprio per non avere basi e suonare tutto dall’inizio alla fine, a rischio di steccare o sbagliare una nota.

Abbiamo riscritto tutte le canzoni, in una chiave live molto più rock rispetto all’album, qualche riarrangiamento, qualche coda musicale in più. Ha un sapore diverso. E mi auguro che anche la data di Milano vada ancora meglio, sempre meglio…

Mox in concerto

14 dicembre – Milano, Circolo Ohibò

Orario Inizio: h21:30

Prezzi Biglietti: Posto Unico – €8,00 + diritti di prevendita // €10,00 in cassa la sera dell’evento

Nota bene: è necessario dotarsi della Tessera ARCI. Quota associativa annuale: 13.00

Prevendite autorizzate:

Mailticket: www.mailticket.com

 

20 dicembre – Fucecchio (FI), Limonaia Club

Orario Inizio: h22:30

Prezzi Biglietti: Posto Unico – €8,00 + diritti di prevendita

Prevendite autorizzate:

Mailticket: www.mailticket.com

Box Office Toscana: www.boxofficetoscana.it

 

Biglietti già disponibili su: https://www.mailticket.it/artista/1415/mox