My Escort: intervista e recensione

Una visione un po' disillusa ma anche molta carica pop: i My Escort pubblicano un ep da tre canzoni, L'amore non esiste, e rispondono alle nostre domande attraverso il frontman Alessio Montagna.

Siete in giro da una decina d’anni: avete voglia di riassumere le tappe principali dell’esperienza My Escort?

Abbiamo in effetti iniziato a muoverci attorno al 2010, ma di fatto la nostra “carriera” discografica nasce ufficialmente nel 2015.

Ritengo che le tappe principali siano da ascriversi alla pubblicazione dei nostri lavori, Canzoni in ritardo è stato il modo migliore per iniziare a raccontare l’idea che volevamo percorrere, una scrittura elegante, tesa più al tentativo di pubblicare delle belle canzoni piuttosto che cedere a certe smanie sperimentali o ad arruffianarsi il pubblico inseguendo vacui sogni di gloria.

Lo dico perché quello che riscontro ascoltando musica, oggi, è un atteggiamento spesso superficiale nei confronti della stessa. Voglio dire… C’è tantissima roba che esce continuamente e mi pare che vi sia una situazione vicinissima alla saturazione, un mercato sbilanciato a favore dell’offerta.

Credo sarebbe il caso di pubblicare molto meno cercando di stare maggiormente attenti ai testi, agli arrangiamenti, cercando di comunicare qualcosa di denso o di toccante, al posto di banalità o aria fritta, giusto per riempire l’aria o per fare cassetto al fine di accontentare la discografica di turno.

La prima tappa fondamentale per me coincide con l’aver capito che la musica è una cosa seria e che va trattata con rispetto, così come l’ascoltatore. Scrivere è un processo che mi porta via molto tempo, registrare e pubblicare poi è qualcosa di molto dispendioso, soprattutto a livello economico (se lo si vuol fare stando attenti all’eccellenza).

Ho difficoltà a concepire cosa muova tutta la fuffa che sento mio malgrado ogni volta che accendo la radio. Forse è per questo che ho quasi smesso di ascoltarla. Mi basta e avanza quella che indirettamente assorbo nel mio quotidiano, dal supermercato a qualsiasi altro negozio.

La seconda tappa importante è relativa alla quantità delle nostre pubblicazioni. L’ascolto sempre più liquido e nervoso delle persone è combaciato con la scelta a partire dal 2017 di pubblicare soltanto dei singoli, ogni 3 o 4 mesi, raccolti tematicamente in ep.

In questo caso l’esempio è Parentesi estive dove, prendendo a prestito lo spunto offerto da L’estate sta finendo ho voluto scrivere per la prima volta di un’idea piuttosto che pescare da un fatto realmente accaduto.

Questa è di fatto una terza tappa. Mi ero sempre focalizzato sulla trasposizione di accadimenti autobiografici. Con Parentesi estive e Lasciare-Andare ho voluto occuparmi per la prima volta di un’idea, nel caso specifico una speculazione sul tema del lasciarsi andare, accada che quel che accada, anche intuendo che le cose potrebbero non andare nel migliore dei modi, un modo per sottolineare l’importanza esperienziale del viaggio più che della meta fine a sé stessa.

Certamente è sempre qualcosa legato al mio mondo interiore, al come sento le cose, si è trattato però di porre il focus su un atteggiamento anziché su un fatto e ammetto che il risultato mi è piaciuto, aprendomi il cammino a differenti e future possibilità sulle modalità nell’affrontare certe tematiche.

La quarta e ultima tappa la stiamo vivendo da un anno a questa parte. Si tratta della risultante di ascolti protratti nel tempo e di necessità fisiologiche dovute all’assenza di un batterista per quasi 2 anni. Ha a che fare con lo spostamento di sonorità che si inizia a riscontrare partendo da Cosmopolitan e ripensando a ritroso ai nostri primi brani. Ci siamo innamorati di certa elettronica, dell’universo legato alla retrowave.

Ovviamente chi ascolta esclusivamente le nostre pubblicazioni potrebbe non ravvisare in maniera intensa e palese questo cambiamento, ma coglierne a malapena i vagiti, ciò è motivato dal fatto che vi è spesso uno scollamento tra quanto suoniamo dal vivo, proviamo e riproviamo e quanto pubblichiamo.

E’ come se ci fosse un varco spazio-temporale di quasi due anni tra le due manifestazioni. Il live è un laboratorio perennemente in fermento, spesso utilizzato per testare delle soluzioni, capita che di settimana in settimana il set venga rigirato come un calzino. La nostra discografia ufficiale invece segue un iter più ordinato e comprensibile.

Chi si basa unicamente su quella avvertirà certamente delle variazioni ma senza troppi scossoni. Riassumendo, usando una parola per tappa direi: mission, pubblicazioni, contenuti, sonorità.

Parte da una buona dose di disillusione il nuovo ep “L’amore non esiste” (del resto, per un gruppo che si chiama My Escort…) Quindi le vostre canzoni sono del tutto autobiografiche oppure partite anche da altri spunti?

Come già detto, ho iniziato a scrivere utilizzando lo strumento dell’autobiografia che rimane peraltro la colonna portante di tutto ciò che produco, da lì però gli spunti che utilizzo non sono più esclusivamente i fatti che mi accadono e che delimito temporalmente, ma anche le riflessioni che una volta interiorizzati essi generano a cascata e da lì, l’atteggiamento nei confronti della vita che vado via via assumendo.

Puoi raccontare qualcosa sulla genesi di ognuno dei tre brani dell’ep?

Cosmopolitan si riferisce a un periodo preciso della mia esistenza, ero in una fase molto turbolenta a livello emotivo ed ero sentimentalmente ricambiato in modo scostante, capriccioso, combattuto sul da farsi e il conflitto interiore tra il rompere la relazione e provarci nonostante tutto mi bloccava, riverberandosi su ogni mia altra percezione. Una fase realmente complicata della mia esistenza!

L’amore non esiste è figlio del mio presente e delle scelte conseguenti la relazione di cui parlo in Cosmopolitan. E’ una visione amara, lo ammetto; tiene in considerazione anche di molti confronti fatti con amici che più o meno si ritrovano, prima o dopo, a vivere esperienze molto simili. Non è una sentenza, intendiamoci, ma un modo sarcastico per dire che forse bisognerebbe iniziare a considerare i rapporti di coppia sotto prospettive più realistiche ed empiriche.

In tal senso le aspettative che ideali, romanzi, libri e favole creano, sono spesso l’anticamera della peggiore tra le delusioni, al punto che spesso finiscono per marcare a fuoco l’intera esistenza di un individuo. Trovo sia un argomento piuttosto affascinante e ampio da trattare e penso onestamente che sia addirittura utile farlo, se in modo lucido e trasparente.

Solo tu rappresenta invece un’ipotesi di come le cose possono evolvere se decidessimo di anteporre alle nostre necessità, il desiderio di portare avanti un rapporto che nonostante tutto seguita a farci del male. In parole povere, cerco di portare in scena uno spaccato autodistruttivo, mortifero, tipico dei vissuti sadomasochistici.

Dal punto di vista sonoro mi sembra che tra passato e futuro siete perfettamente a tempo con le sonorità di oggi. C’è qualche gruppo o cantante italiano di oggi che vi piace particolarmente?

Non siamo molto legati alla discografia italiana, ma sicuramente esistono degli esponenti che trovo profondi e interessanti parlando di linguaggio formale e contenutistico. Mi viene in mente sicuramente Nicolò Carnesi, Colapesce e Germanò col quale sento anche delle affinità musicali. Tra le cose più curiose che ho avuto modo di ascoltare recentemente mi viene in mente anche un intelligente Giorgio Poi…

Nel 2020 avete in ballo ulteriori progetti e pubblicazioni. Ce ne vuoi parlare?

Stiamo prendendo in considerazione la pubblicazione di un vinile in tiratura limitata.

Per le cose già dette, ci troviamo spesso a produrre un sacco di materiale quasi mai pubblicato in modo subitaneo. Banalmente, anche per questioni meramente economiche non riusciamo a stare al passo con ogni cosa interessante che salta fuori dal nostro capello creativo.

Nel 2016 abbiamo registrato delle sessioni live, tra cui 9 inediti molto belli, come belle sono risultate le performance, alcune in versione acustica, altre in versione elettrica. Solo tu a esempio faceva parte di quelle sessioni.

Stiamo perciò pensando al da farsi e una delle idee è quella di tirare fuori dal cassetto quei brani molto “densi” cercando di trovar loro una collocazione adeguata.

Le sonorità infatti non rispecchiano ormai il percorso che stiamo portando avanti, da qui l’idea di dare al progetto una veste “vintage”, collocandolo anche a livello di immagine in uno spazio e in un tempo ben delineati, quasi volesse dire “eravamo quelli, oggi non più” e al contempo potendo dare comunque vita propria a canzoni meritevoli di essere ascoltate.

Se l’idea prendesse forma, la prossima mossa sarà quella di pubblicare in streaming la versione acustica di Solo tu per permettere a chi ci segue di assaggiare lo spirito e lo spessore presente in quelle sessioni. Il resto del lavoro invece verrà presumibilmente stampato esclusivamente su vinile.

A scombinare le carte c’è però  il recente ingresso di un nuovo elemento nella band, cosa che potrebbe tradursi con lo spostarci a produrre dei brani ex-novo. Se fosse così, non escluderei dei cambi di programma riguardo il 2020.

My Escort traccia per traccia

Un sax molto 80s di partenza e un collage di suoni dal sapore piuttosto vintage ma molto vivo introducono Cosmopolitan (il cocktail, non la rivista), brano agile di apertura con un ottimo groove.

Una botta di pessimismo pervade il testo de L'amore non esiste, che tuttavia non si lascia prendere dai cattivi sentimenti dal punto di vista sonoro, anzi prende strade molto mosse.

Si chiude con Solo tu, pezzo di velocità media e con qualche risvolto malinconico e un po' di colori nella coda.

Il terzetto di canzoni delinea un progetto dalle idee chiare, con sonorità ben sviluppate e una tematica precisa. E' bastato poco, insomma, ai My Escort per far capire qual è la direzione attuale della band e per colpire già al primo ascolto.

Genere: pop

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