Nadàr Solo, la semplicità è un miraggio

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I Nadàr Solo hanno pubblicato Semplice, un disco che ha cambiato in parte le abitudini del trio torinese (qui la recensione). Una “semplificazione” necessaria dopo un periodo molto stressante. Abbiamo rivolto qualche domanda alla band.

Il titolo dell’album sembra già una dichiarazione di principio, mantenuta in alcuni modi all’interno del disco. Vorrei sapere da cosa nasce questa esigenza di “semplicità” e in quale atmosfera avete realizzato il disco. 

Il tour di FAME è stato stressantissimo per noi. Avevamo tante aspettative e la vita è stata in quei mesi un vero casino per tante ragioni. Alessio a un certo punto se n’è andato, abbiamo rimediato al volo per pura fortuna con Andrea Dissimile e tutto si è salvato per miracolo, ma siamo arrivati a fine tour esausti. Volevamo fortemente distrarci, prenderci un anno di pausa, perché non ci fermavamo dal 2011. Se sei un musicista in Italia, penso che la semplicità delle cose sia un miraggio che alla fine desideri con tutto te stesso.
Avete dichiarato che avere uno studio a disposizione per tempi lunghi vi ha facilitato la vita. Ha anche cambiato le vostre dinamiche di composizione e lavorazione dei brani oppure l’iter è rimasto lo stesso?

Assolutamente! Ha cambiato tutto. Questo disco è stato scritto senza badare alla sua esecuzione live. Lavorare a casa e in studio senza provare mai ti rende più libero dai vincoli fisici. Ed è per questo che poi, per poterlo suonare in tour, abbiamo chiamato Daniele (Celona) al piano e alla seconda chitarra.
“Aprile” suona leggermente diversa dal resto del disco e perfino piuttosto “mainstream”: vorrei sapere come l’avete concepita. 

Sicuro di volerlo sapere…? 🙂 Stavo smanettando a casa con un pianoforte midi, scrivendo le note direttamente al computer. In realtà più capire come funzionava il programma che altro. E’ uscito fuori questo pedale di pianoforte che mi ha preso subito. Quando un giro ti prende, scatta una sorta di magia e il brano si fa quasi da sé… Ho lavorato tutto il pomeriggio e la sera il pezzo era fatto. L’arrangiamento funzionava così bene che in studio poi non abbiamo cambiato quasi niente.

Nadàr Solo: un’angoscia terribile

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Come nasce “Weekend”, a mio parere il brano più interessante del disco?

Ho letto che uno dei terroristi del Bataclan aveva scritto un sms alla madre, prima di partire, avvertendola che lui e il fratello sarebbero andati a sciare. Mi sono chiesto come dev’essere stata quella donna quando ha saputo che cosa era successo. In generale un evento come l’attentato di Parigi ti lascia scosso. Noi poi in quel momento eravamo in tour per due date in apertura al Teatro Degli Orrori.

La seconda data, il giorno dopo l’attentato, l’ho passata a guardare tutta quella gente, dal palco e poi da sotto e a immedesimarmi nel pubblico del Bataclan. Un’angoscia terribile. Ho sentito il bisogno di scriverci qualcosa su, anche se non è facile. Io so scrivere per lo più di sentimenti, così ho cercato il modo per raggiungere quel taglio, senza diventare patetico o retorico. Sono state preziose le critiche, anche severe, di Federico.

Potete raccontare la strumentazione principale che avete utilizzato per suonare in questo disco?

Niente di complicato: due batterie, un basso, qualche chitarra elettrica e acustica, un pianoforte a coda, qualche synth, un Rhodes (particolare piano elettrico), qualche strumento digitale, tanti pedalini per effetti, le nostre voci.

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimate di più in questo momento e perché?

Sono tutti amici e quindi non faccio nomi 🙂

Potete indicare tre brani, italiani o stranieri, che vi hanno influenzato particolarmente?

Somebody To Love – Queen
Little Lucid Moments – Motorpsycho
Harvest – Neil Young

 

 

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