Ombre Cinesi, “Post Coito”: recensione e streaming

Post Coito è il secondo album di Ombre Cinesi, il primo come da progetto solista del producer tarantino Donato Maiuri, in uscita per Fragola Dischi.

Otto canzoni, alcune delle quali già uscite come singolo, intrise di sonorità synth/itpop, perfettamente in linea con le tendenze più recenti.

Ombre Cinesi traccia per traccia

Si parte da Eau de Toilette ed è già piuttosto chiaro tutto da subito: aura di malinconia e accordi di tastiere arrivano a pioggia sull’ascoltatore, parlando di una relazione che è finita ma non si sa mai.

Filtri e oscillazioni elettriche aprono Maglioncino, che è calata in sensazioni più dolorose, con la rima “mai/guai” sempre presente.

“Hai finito le siga/non è la fine sai” è l’asserto che apre Domenica Pomeriggio, che fa una capatina dalle parti di Califano (ma è citato anche Calcutta), lasciando tutto permeato di buoni e tristi sentimenti.

E ora via alla fantasia: Mezze stagioni si apre proprio con il luogo comune per eccellenza (che poi, visto il freddo porco che fa a maggio, siamo proprio sicuri di sta cosa che non esistono più le mezze stagioni?) accompagnata da un pianoforte che suona “pesante”.

Accenni electro/synth pop con vaste eco anni Ottanta all’interno di Bibita Dietetica (che invece cita Cosmo).

Si torna a momenti più tristi con Canditi, altra ballata affranta. Eccoci con la puntatina giapponese: Onigiri ha un interessante giro di basso, cui fanno contrasto le tastiere.

Il disco si chiude con Mi guarderai da dietro, insieme a Vienna: si era aperto con malinconia e si chiude allo stesso modo, con il pianoforte che poi si affianca ai synth (“sono di vetro e ho già perso la metro”).

Tutto perfetto, nel disco di Ombre Cinesi. Forse anche troppo: il disco è esattamente come te lo aspetti, totalmente inserito nel flusso dell’indie pop, pieno di canzoni che possono essere altrettanti singoli. Ma di guizzi, di sorprese, di momenti spiazzanti, neanche l’ombra. Cinese o no.

Genere: indie pop

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