Paolo Doesn’t Play With Us: intervista, recensione e streaming

paolo doesn't play with usDuo di formazione recente (2016) Paolo Doesn’t Play With Us sono Giulia Meci e MatuMaini, che hanno come riferimenti il cantautorato “nobile” anglosassone (Jeff Buckley, Elliott Smith, Nick Drake) ma anche qualche stilla di sudore del rock, in particolare in arrivo dalla sfera del grunge. Il loro primo disco si chiama Reversal of Fortune (più in basso la recensione). Le abbiamo intervistate.

Partiamo dall’ovvio: che fine ha fatto Paolo? O meglio, mi spiegate il nome della band?

Paolo c’è, esiste… è un po’ in tutti noi… Paolo ci racconta storie, segreti e avventure. Paolo ha un debole per la musica ed è molto curioso; ogni tanto ci parla… ma spesso sparisce senza dare più sue notizie. Paolo suona e anche molto bene. Talvolta ci fa arrabbiare ma gli vogliamo bene lo stesso perché lui è Paolo.

Come siete arrivate fin qui? Qual è la vostra storia fino a “Reversal of Fortune”?

Questo disco è nato dalla necessità di voler toccare con mano il lavoro di tanti mesi. Da quando abbiamo iniziato a suonare insieme, nel 2015, non abbiamo mai smesso di farlo e cresce sempre di più la voglia di sperimentare e creare. Entrambe portavamo le nostre idee e insieme arrangiavamo i brani, la maggior parte dei quali sono nati nelle nostre stanze in versione acustica. Quando alla fine del 2016 abbiamo deciso di registrare i brani a cui stavamo lavorando, abbiamo intrapreso uno splendido lavoro di pre-produzione grazie alla supervisione di Sergio Altamura, co-produttore in questo disco. In tutto questo tempo non sono mai mancate le esperienze live che rimangono per noi una grandissima spinta a voler migliorare e sperimentare sempre di più.

Citate tra le influenze Nick Drake, Elliot Smith, Jeff Buckley, Alice in Chains, Led Zeppelin, The Beatles, Crosby Stills Nash & Young, tutti straordinari padri nobili. Ma nessuna donna e nessun contemporaneo: c’è qualche motivazione?

In realtà non c’è motivazione se non quella che questi sono stati gli ascolti più importanti durante la crescita musicale di entrambe. Il fatto che non vi sia alcuna donna tra le nostre influenze citate è solo un caso. Un artista è un artista uomo o donna che sia. Per quanto riguarda i contemporanei, ci sono molti artisti validi che ascoltiamo con piacere a dai quali prendiamo ispirazione tra cui Micah P Hinson e Patrick Watson… se proprio ci dobbiamo sbilanciare con una donna, una vera artista a tutto tondo… la nostra scelta ricade decisamente su Angela Lansbury, J. B. Fletcher!

Potete raccontare qualcosa delle lavorazioni del disco? Sono canzoni nate di recente o raccolte nel tempo?

Reversal of Fortune è un disco che parla di noi, delle nostre paure, dei nostri sogni e incubi, parla di ciò che ci ferisce, che ci fa arrabbiare… Raccontiamo storie che nascono lontane e che arrivano al cuore; parliamo di omofobia e di discriminazione, di amori cosmici… Fischiamo dolci melodie e sussurriamo parole di conforto a colui che teme il proprio viaggio. Queste canzoni sono un po’ la raccolta degli ultimi anni di entrambe; alcune più datate altre invece le abbiamo realizzate durante il nostro sodalizio.

In questo disco abbiamo voluto sperimentare con suoni che non fossero solo ed esclusivamente folk;  oltre alle sonorità della chitarra, banjo, ukulele e mandolino abbiamo aggiunto qualche inserto di synth. In alcune tracce del disco compaiono anche lap steel e prepared Guitar di Sergio Altamura.

Avete iniziato a portare in giro dal vivo le canzoni del disco? Quali sono le risposte e i prossimi appuntamenti?

In realtà avevamo iniziato già prima dell’uscita dell’uscita del disco… era troppa la voglia di suonare!! Abbiamo fatto concerti in alcune città del centro Italia (Pistoia, Assisi, Roma) per poi passare per la splendida Venezia (questa volta rigorosamente in acustico) e ovviamente Bologna che è la nostra città. Le risposte sono state per lo più positive, ovvio, con tutte la difficoltà che ci sono nel portare in giro la propria musica, ma sempre e comunque esperienze per noi stimolanti e arricchenti. Uno dei riscontri più belli è stato a Pistoia quando due ragazzi a fine concerto mentre compravano il nostro disco ci hanno esplicitamente detto quanto sentissero le influenze di Jeff Buckley, Eliiot Smith e Nick Drake.

I prossimi appuntamenti saranno:

13 luglio – Live session @ Off the Corner – Torino

17 luglio – Botte di Vita – Monteorsello (MO)

27 luglio – B Cucina Biologica al DLF – Bologna

29 settembre – C.S. Catomes Tôt – Reggio Emilia

Bollono in pentola date per l’autunno 2017…

Potete indicare tre brani che vi hanno influenzato particolarmente?

Opened Once (J. Buckley)

The Great Escape (P. Watson)

Pushin Forward Back (Temple of the Dog)

 

Paolo Doesn’t Play With Us traccia per traccia

Paolo doesn't play with usLa traccia di apertura è SpiderWeb, che raggiunge subito alti livelli di intimità, preannunciando un album non urlato ma piuttosto attento alle sfumature. Find the Turth usa il mandolino e una certa dose di dolcezza per approdare a esiti melodici meno claustrofobici.

Tomorrow’s Eve scorre rapida e levigata come su vetro. Supercosmic Lover, a dispetto del titolo roboante, è una ballata molto minimal per voce filtrata e chitarra, con qualche tocco post grunge. Night abbassa i toni e gli sguardi.

JBF (Blazing Jellyfish) recupera gentilezza ma anche una sorta di risentimento che si avverte in fondo alle corde. Lullaby è una ninna nanna “fischiettata” di notevole dolcezza. Dolcezza che non sfuma con I Swear, di nuovo propensa a toccare corde molto profonde, anche con un utilizzo di battiti piuttosto risonanti. Si chiude con Resurrection, prosecuzione con altri mezzi del brano precedente, ma anche con un netto cambio di ritmo in mezzo al brano, che induce a un finale quasi floydiano.

Disco ricco di sensazioni, quello di Paolo Doesn’t Play With Us. Sfumature e intimità sono sondate con attenzione e delicatezza, ma anche con una certa determinazione, per un risultato interessante, ben levigato e ottimamente eseguito.