Puah, “Due Acca Hho”: la recensione

Si intitola Due Acca Hho il nuovo lavoro del fiorentino Alessandro Pagani, ex Valvola/Shado Records e Stolen Apple, adesso con Kammakivi band, ma in questo caso sotto il moniker Puah, cioè Piccola Unità Anti Hi-Fi.

L’album si intitola Due acca hho perché il tema dell’acqua è ricorrente, dovessi dare una definizione alla musica direi pop elettro/ironico a tinte barocche.

Puah traccia per traccia

Incomincia con lo strumentale Tra le tue corde il nuovo lavoro di Pagani, con un’evidente fascinazione per le soundtrack vintage. Poi scorre dell’acqua su Vado al lago, che si appoggia ai bassi per costruire un brano che sa di pop e di cantautorato, con un’aura malinconica ma anche parzialmente ironica.

Discorsi di curiosità in Daydream, che ha titolo da Radiohead ma un percorso acustico anche se vario, con svariati piccoli contrasti a vivificare il tracciato. I passi passati accentua i discorsi sintetici, anche per quanto riguarda la voce, e mette in evidenza ironia e straniamento.

Si passa all’inglese per una molto determinata Each is One, con suoni vagamente orientali. Riferimenti poetici e passeggiate elettroniche per T’amerò tra i Tamerici, piuttosto danzata.

Con parti recitate e cinmatografiche, ma soprattutto con un ritmo particolarmente sostenuto, ecco poi Amore Plutonico, particolarmente fiorita e astronomica.

Tuoni e lampi per Noè, che esprime la propria tempesta con tranquillità e suoni per lo più acustici. Molto vivace e veloce, ecco poi Belli Eppure, a rendere più variegato il panorama. Il disco si chiude con Tutti bravi, cantata a scatti e in crescita graduale.

Un po’ di lavoro in più a rifinire i testi (e una copertina migliore) probabilmente avrebbe giovato al disco, ma il progetto di Pagani/Puah merita interesse per l’originalità e perché è stralunato in modo positivo.

Genere musicale: pop, electro

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