Recensione: Dropp, “Patterns”

DroppE’ uscito per White Forest Records il primo full-lenght dei torinesi DROPP dal titolo “Patterns”. Due anni dopo l’ep New Paris, datato ottobre 2013. Tema centrale di Patterns è il dualismo frammentazione/coerenza ben rappresentato sia dal titolo stesso dell’album sia dall’immagine di copertina (una planimetria del Duomo di Torino che si presenta molto frastagliata, ricca appunto di diversi patterns e frammenti, ma tutti sempre molto coerenti con la figura centrale).

“Patterns è il disco che abbiamo cercato da quando abbiamo iniziato a fare musica, rappresenta il perfetto punto di arrivo di un percorso iniziato anni fa giunto finalmente a una maturazione” (DROPP)

DROPP traccia per traccia

La strada parte da All past paths, percorsi del passato che si dipanano attraverso ritmiche insistenti e capaci di grattare, con voci distorte e piccoli suoni acuti che inducono qualche scintillio in un ambiente volutamente oscuro e minaccioso.

White squares si disegna su un beat che ha qualcosa di tribale, ma l’impianto generale è un po’ più pop, benché non si tratti di pezzo che faccia della leggerezza il proprio punto centrale. Dal passato al futuro, si giunge a All future paths, contraltare del pezzo d’apertura anche per una certa resistenza ritmica e per una minaccia incombente su tutto il pezzo.

Respiro più vasto quello di Anything Goes, che apre con un giro di tastiera presto sorretto dalle percussioni e da un groove notevole, con retrogusto soul e con risultati che possono far pensare a certo pop elettronico dei 90s. Anche Almagesto fa percepire qualche influenza antica, in un percorso tutto sommato tranquillo anche se segnato da un battito isterico.

A proposito di isteria, a confermare alcune opinioni in merito, arriva Not Done, Ideas, che parte in modo piuttosto schizzato, salvo poi adagiarsi su opinioni più morbide (anche se a tornare all’isteria ci si mette un attimo). Si inizia con modi quasi da lentone strappalacrime con Last Sun,  ma la prima impressione lascia poi spazio a ondate sonore di notevole forza. Con No Induction, che chiude il lavoro, ci si trova sul dancefloor, con un giro elettronico ripetuto con protervia.

Buona prova convinta, quella dei DROPP, che affianca ai lati più affilati della produzione sonorità più eteree. Il percorso dei DROPP è appena iniziato, ma i blocchi di partenza sono costruiti in sostanze di ottimo valore.

Se ti piacciono i DROPP assaggia anche: Oblomov