Con la produzione del Piotta, scelta tutto sommato singolare per un disco che pende decisamente più verso il reggae che verso l’hip hop, Inna Cantina pubblicano Piano Terra. Nelle undici tracce del disco si trovano tracce di funk, idee ska, ma soprattutto reggae molto aperto e allegro, anche se mai distaccato dalla realtà. 

Inna Cantina traccia per traccia

La partenza è con Su le gambe, che mescola reggae e ska per un brano colorato e divertente che parla delle difficoltà della discografia moderna. Sempre molti colori ma ritmi più contenuti per In the Garden, che mette in evidenza una chitarra jazzata e sorprendente.

Controllo elettronico apre di fiati e di polemica contro la chiesa e la politica, bersagli sempre a disposizione. A seguire arriva Sweet Smile, con Sealow, più calata nei ritmi classici del reggae più solare. Discorsi più elettronici e ritmati quelli di L’idea del  Giorno, con Brusco.

Con una partenza che ammicca alla canzone melodica classica, quella degli anni Cinquanta, Ricopro chilometri passa presto a ritmi più accelerati, per parlare di pendolari. A seguire Nivea, la già nota canzone estiva e divertente che è servita da biglietto da visita del disco, con l’intervento del Piotta.

Son of the Jungle si carica di sonorità più roots, inoltrandosi in una giungla dub più fitta e meno luminosa rispetto a gran parte del disco. Mrs Eyes, featuring Virtus, è a carattere marcatamente femminile e con un certo quantum di eleganza in più, ma con finale epico.

Fuori c’è il sole, con l’ausilio di Adriano Bono (Radici nel cemento) prosegue lungo il solco di un reggae morbido e piuttosto classico, irrorato da un mood allegro e sereno. Si chiude con My Home, placida e leggermente malinconica, con riferimenti a familiari e amici.

Qualche uscita dal percorso reggae non sposta la coerenza complessiva del disco: Inna Cantina si presentano con un disco solido, che di sicuro colpirà il pubblico di competenza.

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