Recensione: “Lo studio del rettile”, F-Zer0

I Rettiliani sono fra noi, e questo già si sapeva. Ma che si mettessero anche a fare musica sperimentale, tutto sommato, arriva un po' come una sorpresa. Ma del resto che cosa dovevano fare, cover di Katy Perry? Ok, chiuso (per ora) l'angolo delle buffonate, arriviamo a parlare di F-Zer0, pseudonimo di Davide Marchi, che ha realizzato Lo studio del rettile, esteso lp di musica elettronica ed evocativa.

L'autopresentazione recita: "F-Zer0 è un proiettile arrugginito che colpisce il bersaglio sbagliando mira, un deterrente che deterge menti instabilmente brillanti, F-Zer0 non è fisica, è oltre, è Patafisica". Ma si tratta soltanto di un codice per stornare l'invasione dei Rettiliani, sopratutto se miopi, cui sono dedicate le quattro tracce conclusive del disco.

F-Zer0 traccia per traccia

Non si parte alla leggera: la prima traccia, cioè Il meccanismo di un apparecchio per esaminare l'emotività di un individuo, consta di oltre diciotto minuti di evoluzioni piuttosto oscure e involute, con qualche voce oppure musiche di orchestre lontane che spuntano all'improvviso dalla nebbia e che altrettanto all'improvviso scompaiono nella stessa nebbia.

Le inquietudini di una nave fantasma riprende senza soluzione di continuità là dove la traccia precedente aveva interrotto, con qualche armeggio metallico in più e con un senso di soundscape più vasto. La nebbia elettronica è calata ma non siamo usciti del tutto dall'oscurità. Qui il discorso è molto meno sottile e si fa più industrial man mano che la traccia procede.

Sorge da lontano ma con potenza Presa di posizione sul funzionamento di Dio, che esce dalle oscurità che fin qui hanno avvolto l'album con la forza di un'alba. Si rientra sul metallico verso il finale del pezzo, con qualche propensione industrial che riemerge.

Si chiude il discorso con la monumentale suite in quattro parti Per le indecisioni di un Rettiliano miope (alla fine  ci siamo arrivati), che sulle prime si distende su sonorità cosmiche. Poi il discorso si fa più minaccioso con rumori ripetuti, prima di prendere una direzione verso l'alto non scevra di intenzioni minacciose. Alla fine è estremamente difficile capire se abbiano vinto i Rettiliani o la miopia.

Il corposo assaggio delle sonorità proposte da F-Zer0 fa pensare a un lavoro complesso ma fluido, molto articolato ma senza perdere di vista il progetto complessivo. Piacerebbe qualche sorpresa in più, ma se l'idea era di proporre una cascata continua di suoni magmatici che fornisse un paesaggio desolato ma interessante, l'obiettivo può considerarsi raggiunto.

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Yakamoto Kotzuga, "Usually Nowhere"

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