Recensione: Niggaradio, “FolkBluesTechno’n’Roll…”
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NiggaradioAvevamo parlato (bene) dell’esordio dei Niggaradio, ‘Na Storia (qui la recensione) che, un paio d’anni dopo, tornano sul luogo del delitto pubblicando FolkBluesTechno’n’Roll… e altre musiche primitive per domani, nuovo disco da undici tracce che ripropone la miscela originale di blues/folk/rock cantato spesso in dialetto siciliano, con la voce di Vanessa Pappalardo e i temi di un’attualità non proprio esaltante a fare da fil rouge tra le canzoni.

Niggaradio traccia per traccia

Il disco parte dal blues corale di U me dirittu, rivendicazione in forma acida già nota attraverso singolo e relativo video. Anche Messinregola parla di argomenti d’attualità, legati ovviamente ai diritti del lavoro, con chitarre sempre più sregolate, ma anche con scratch e interventi in campo quasi hip hop.

Tutt’altra atmosfera quella di Rema, oscura e notturna, quasi sussurrata ma non gentile, anzi in grado di mettere in mostra anche le qualità più taglienti della voce di Vanessa. Più baldanzoso il passo di ‘U balcuni ‘i l’incantu, che mescola al richiamo dei canti popolari della terra d’origine le tentazioni psichedeliche della chitarra, suonata per l’occasione da Cesare Basile.

Canto’ si affida, per la prima parte, a una tessitura corale, poi rinforzata dalle chitarre e tesa a mettere ancora una volta in evidenza la voce. ‘A Fera abbassa i toni e segue discorsi strumentali, mentre c’è la sezione ritmica ad aprire il fuoco in Senza, che segue i sentieri del dub coniugandoli con chitarre blues.

Nananà mostra una faccia leggermente più allegra e suoni mescolati e impastati tra il Mississippi e l’Etna, con la sei corde che alla lunga si prende sempre i propri spazi. ‘U Pullman pa’ Germania presenta un aspetto “confrontational” della musica dei Niggaradio, di nuovo con caratteristiche tra l’acido e l’aspro. Signuri è una preghiera di stampo blues piuttosto risentita, mentre il discorso si chiude con la morbida ballata Dimmi unni si…

Scelte più nette, quelle del nuovo disco dei Niggaradio, che rinuncia all’inglese, si lega di più alla terra di nascita, opta spesso per un rock più robusto invece del blues “originario” che aveva caratterizzato il disco d’esordio. La band conferma una grande personalità, la capacità di muoversi in modo intelligente e il fatto di essere una realtà solida e fresca nel panorama indie italiano.

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