Recensione: Quintacolonna, “Hr+”

quintacolonnaDieci anni dopo il precedente Era, i Quintacolonna tornano a farsi sentire con Hr+, un disco di rock molto robusto, dalle sonorità garage e molto convinto.

Quintacolonna traccia per traccia

La prima traccia è Non lasciarmi da solo, un rock robusto e piuttosto sporco, che utilizza anche qualche controcanto e dosi non omeopatiche di chitarra ruggente. Linee sonore per lo più simili con L’itagliano, pezzo che se la prende con i vizi colletivi degli italiani, un po’ generico come sempre in questi casi, ma con buona energia.

Arriva poi il singolo In fuga per un po’, che ha contorni metal e stoner. Si procede poi con Le mie ferite, che abbassa i toni, si cala nel temporale e decide di proporre atmosfere più oscure e malinconiche, almeno nella prima parte, prima dell’inevitabile esplosione.

Si mantiene un ritmo contenuto con l’interlocutoria e non indimenticabile Cambia, mentre si torna a correre e a schitarrare con Il tuo momento. Curami rallenta un attimo, costruendo qualche tessitura sottotraccia. La buona energia che domina la prima parte del disco (e un po’ meno la seconda) torna a farsi sentire in Come niente.

6 sei 6 si porta in territori post grunge, con qualche iniezione di Marlene Kuntz, almeno nella prima parte del pezzo, prima che chitarre e voce esplodano. Di nuovo chitarre furibonde e drumming consistente con Invisibile osserva, mentre il disco si chiude con Tra i ricordi, chiusura moderata di un disco cui non è dispiaciuto correre un po’.

Qualche pezzo di troppo nell’album dei Quintacolonna, per un disco che complessivamente convoglia una buona dose di aggressività.

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