Recensione e streaming: Eva Braun, “Dopo di noi il diluvio (volume 1)”

Con il nome rubato gentilmente all’amante di Hitler, i romani Eva Braun debuttano con Dopo di noi il diluvio (volume 1), pubblicato da Exit Records. Sonorità indie e drumming rumoroso per un esordio non alieno da una certa ambizione.

Eva Braun traccia per traccia

Dopo l’introduttiva e assaltante Impromptu n.1000, arriva Conoscersi da sempre, primo singolo del disco, introdotto da un dialogo da film, ma anche da un loop ritmico che si ripeterà per tutta la canzone, arrampicandosi ad altezze vertiginose. Tanatosi ricorre a sonorità più contenute, almeno all’inizio, diventando più rumorosa lungo il percorso.

Il titolo (paradossale) del disco si scompone in due brani successivi: prima Dopo di noi, con chitarra un po’ lamentosa e ancora una volta sonorità con volume in aumento, più qualche influenza new wave. E poi Il diluvio, introdotta dal celebre scambio di battute “potrebbe andar peggio/come?/potrebbe piovere!” di Frankenstein jr., che suona magniloquente, di nuovo con un drumming importante e una voce ora tonante ora più contenuta.

Si passa poi a La maggioranza silenziosa, di nuovo propensa all’assalto, senza lasciare tregua all’ascoltatore, ma riuscendo a inserire contenuti interessanti nelle liriche del pezzo. E poi dicono che non esiste attrazione chimica prosegue nella stessa situazione sonora, mentre il disco si chiude con Il progetto Manhattan, che parte piano ma presto arriva all’inevitabile esplosione.

Pur con qualche eccesso qui e là, il debutto degli Eva Braun suona interessante e molto intenso, riuscendo a tenere la tensione alta dalla prima all’ultima traccia.

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