Rifkin Kazan, “Disco solare”: la recensione

rifkin-kazanDisco solare è il nuovo lavoro dei Rifkin Kazan, fantasiosa combinazione di talenti fondata a Correggio (Reggio Emilia) nel 2005 da Francesco Giovanetti e Matteo Borghi, inizialmente con l’intento di rifare alcuni tra i loro pezzi metal preferiti. Ma presto il progetto si allarga, includendo influenze hardcore, patchanka, drum ‘n bass, math rock e molto altro.

Svariati cambi di formazione dopo, con un nuovo cantante e dopo un’esperienza live ormai robusta, la band pubblica così un secondo album, prodotto da Giacomo Di Paolo tra il Duna Studio a Russi (Ra), Igloo Audio Factory a Correggio e Nebiolo Records 1.0, lo studio del gruppo a Correggio, per la maggior parte del tempo.

Concluse le riprese a Ottobre 2015, Giacomo mixa il disco a Milano nel suo studio e a Maggio 2016 Disco Solare viene affidato per il mastering a Giovanni Versari, noto per i suoi lavori con Calibro 35 e Muse. Le grafiche e il concept sono ideate e dirette da Alberto col prezioso aiuto di Ginevra Cristiani (sviluppo 3d) e Paola Iotti (layout). Disco Solare esce per le etichette indipendenti Dreamingorilla Rec, Cave Canem Diy, La Bassa Rec e Nebiolo Rec.

Rifkin Kazan traccia per traccia

Il disco si apre con Leve, pezzo dall’andamento piuttosto schizofrenico, che alterna fasi di dolcezza e altre molto più dure, parti di testo che sembrano richiamarsi a un antico Branduardi, e un finale che, diciamo, Branduardi non riconoscerebbe come proprio vicinissimo (“siate sani e salvi/e non rompete i coglioni”). Le stranezze, spesso in salsa math rock, sono comunque soltanto all’inizio: ecco le storie curiose di Toro Torero, che si diffonde su derive fantasiose che sfuggono alle classificazioni dei generi.

Si procede con Panino, in cui le connotazioni balcaniche del sound della band assumono ritmi hardcore, pur con qualche declivio melodico qui e là nel percorso. Approccio leggermente più soft quello di Settimino, pezzo che però ha, come in tutti gli altri casi, mille anime in conflitto fra loro. Si torna a proporre un discreto livello rumoristico e di aggressione con Porta di fuoco, che parallelamente segue anche sentieri math con la chitarra in particolare evidenza. Tastiere volanti nell’apertura di Super 4, che va in acido piuttosto presto, seguendo traiettorie psichedeliche, dovunque esse portino.

Il mix di Ora di scuola vede ispirazioni di origine tex-mex accostate a derive vintage, con qualche aspirazione lirica e barocca qui e là, per un risultato piuttosto zappiano. Battilo torna sui sentieri del math, esprimendo una forza mediata soltanto dalle sottili tastiere in background (dov’è che bisogna metterlo lo zenzero, esattamente?)

Dopo i coretti di Intermezzo, ecco Kusarikku altra progressione che non dispiacerà agli adepti di Frank Zappa, ma con qualche tratto pseudo-misterico e qualche svisata in campo esterno. Senza soluzione di continuità si passa ai tamburi di Quanti, pezzo che si dimostra poi vocale in modo inaspettato (ma non c’è niente di “aspettato” in questo disco), richiamandosi quasi a schemi pop, solo un po’ più robusti. Il disco si chiude con Credo sanguinario, che si conforma a qualche idea hip hop, ma con ricco sottofondo sonoro costruito principalmente da drumming e tastiere nostalgiche e progressive.

Ascoltare il Disco Solare dei Rifkin Kazan è come mettere sotto i denti un “panino”, giustappunto, che abbia una decina di strati sovrapposti, ognuno di sapore diverso. L’abilità della band sta nel mescolare il tutto con precisione furibonda, ottenendo una sorta di appassionato bailamme che investe l’ascoltatore frontalmente. Ci vuole un minimo di predisposizione, ma i livelli raggiunti sono talmente alti che ne vale la pena.

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