Chi l’avrebbe detto che il pop può non essere né plasticoso, né pretenzioso, né finto, né invadente e, a quanto pare, nemmeno sciocco o autoironico? Che fatica ricordarselo, ogni tanto, soprattutto per noi nati dagli anni ’90 in avanti. Cattive compagnie di Rivera è un disco di pop rock cantautoriale in cui il pop prova appunto a spogliarsi di tutti gli aggettivi negativi immaginabili, riuscendoci anche.
Rivera nel dettaglio
Se dovessi provare a definire il suono del disco con una parola sola direi che è genuino; ma, dato che ne posso usare più di una, dico che è genuino ed essenziale. Essenziale perché, alla fin fine, oltre gli arrangiamenti (che pure sono discreti e mai invadenti), al centro delle canzoni troviamo sempre e solo una chitarra e una voce.
Genuino perché questa chitarra e questa voce non si atteggiano a campioni del pop e della poesia o a indifferenti apatici che tanto la vita è uno schifo o, peggio ancora, a tristi figuri che ridacchiano delle proprio emozioni perché guai mai che ci si possa prendere sul serio; in questo disco, chitarra e voce provano semplicemente a esprimersi.
Poi magari quello che ci viene raccontato da Rivera sono tutte sciocchezzuole eh: il disco d’altronde parla di relazioni, e tutto quello che si poteva dire sulle relazioni è già stato detto. Questo dovrebbe essere un motivo valido per smettere di parlare di relazioni? Chiaramente no. E allora ecco il pregio principale di Cattive compagnie: che quando lo si ascolta si ha la sensazione di ascoltare qualcosa di onesto.
Se invece vogliamo parlare di cose che funzionano un po’ meno, ciò di cui questo disco risente maggiormente è forse l’assenza del Singolone, quello con la S maiuscola, quello che ti ascolteresti tutto il disco anche solo per arrivarci. Questa assenza ha un suo peso nell’economia del lavoro: se ogni album è un viaggio, Cattive compagnie è una piacevole camminata in piano al cui termine rimane però il rimpianto di non essere saliti di quota per godersi il panorama dall’alto. D’altronde, se fossimo tutti capaci di scrivere Il Singolone a comando saremmo tutti i Beatles, quindi forse va bene così.
Francesco Ritucci

