Hanno avuto l’onore di essere stati selezionati dal Premio Tenco per partecipare alle serata di ascolto che si terrà a Cantú il 17 Luglio prossimo: il duo acustico Angelica Mente ha già alle spalle una solida esperienza dal vivo, ma punta verso traguardi ulteriori. Ecco la nostra intervista con Nicoletta e Paul.

Potete raccontarmi la vostra storia?

Giugno 2008. Invitati a casa di un comune amico, finita la cena abbiamo improvvisato alcune cover chitarra/voce intorno al tavolo. Il caso ha voluto che quella sera fosse presente la persona che stava organizzando il Tour italiano del gruppo “Compay Segundo – Buena Vista Social Club”.

Entusiasta di quello che aveva sentito ci chiese di preparare “Chan Chan” (canzone cavallo di battaglia dei Buena Vista) curioso di vedere cosa ne sarebbe uscito.

Quando poche settimane dopo gliela facemmo ascoltare, con un grande sorriso ci assegnò le prime date del tour in cui avremmo fatto da apertura ai concerti cubani.

Fu un’esperienza meravigliosa, e da lì cominció la parte piú importante della nostra avventura musicale.

Finita l’estate la musica per noi continuó, finché un paio di anni dopo, in modo molto spontaneo, iniziarono a prendere forma le nostre canzoni originali, che a fine 2013 abbiamo raccolto e pubblicato nei due album “Inverno BLU” e “Inverno ROSSO”.

Come nasce la scelta di pubblicare due dischi distinti?

La nostra vocazione è stata da subito quella di cercare e di sperimentare il nostro linguaggio suonando dal vivo. L’esigenza di mettere le canzoni su un supporto in cui poterle riascoltare è nata dall’insistente richiesta del pubblico alla fine di ogni concerto.

In modo naturale abbiamo mantenuto la connotazione intimistica (blu) e quella più leggera (rossa) che i brani avevano nella struttura del concerto, anche nel supporto, realizzando un album blu e uno rosso. I colori, sottolineati dalle luci e dalle proiezioni dedicate durante i live, caratterizzano la grafica delle copertine degli album, curata da Nicoletta.

Benché costruite con elementi semplici, le vostre canzoni hanno caratteristiche anche molto differenti le une dalle altre: come nascono i vostri brani a livello musicale?

Non amiamo le categorizzazioni (come per esempio i generi musicali), per noi la musica si distingue in bella e brutta o, più semplicemente, in quella che ci va di ascoltare in un certo momento. Ascoltiamo di tutto, completandoci a vicenda.

Nicoletta arriva da una formazione classica ma ha sempre ascoltato anche rock inglese e autori italiani come Fossati e Battiato. Paul arriva invece da una formazione inizialmente jazz, poi contaminata con l’universo rock e pop.

La maggior parte dei brani nasce con una linea melodica che Nicoletta compone contemporaneamente alle parole del testo. Per lei testo e melodia sono inscindibili. Paul ha il compito di armonizzare e arrangiare il pezzo, che viene poi rifinito insieme.

Mi sembra che i testi facciano vasto ricorso all’introspezione: come nascono e da che cosa prendono spunto?

Si tratta di un modo di vivere e vedere le cose del mondo (“scrivivere”), sia che siano cose accadute a me in prima persona o osservate “empaticamente” su altri.

Spesso sono anche un modo di esorcizzare un poco il “male di vivere” che ognuno inevitabilmente incontra nella vita, senza cercare di nasconderlo (come spesso fanno molte persone), né a me stessa né agli altri.

So che avete avuto modo di suonare in alcuni teatri italiani e anche in piazza Navona a Roma: che tipo di esperienze sono state?

Le esperienze sono sempre molto diverse l’una dall’altra, e più che dal luogo in sé dipendono da una concomitanza di fattori, una sorta di “magia” che si crea soprattutto con il pubblico.

Che si tratti del nostro “concerto blu e rosso” o del repertorio cubano che ancora ci fa apprezzare dopo l’esperienza del Tour del 2008, quella famosa “magia” si crea anche con quella parte di pubblico che ancora non ci conosce. Ed è bellissimo.

Quando poi qualcuno a fine concerto trova il coraggio di venirci a confessare che si è commosso fino alle lacrime, o che ha ritrovato la tranquillità che non aveva all’arrivo, la magia si materializza in una soddisfazione tangibile. Forse l’effetto del nostro spettacolo non è quello di un’ebrezza da ubriacatura ma più quello di bere da una fonte fresca.

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