Grazie al contributo del crowdfunding, ma anche grazie al proprio talento, Vincenzo Maggiore ha pubblicato Via di fuga, un disco dall’approccio cantautorale e acustico. Gli abbiamo posto qualche domanda.

Mi puoi raccontare la tua storia fin qui?
Ho iniziato a suonare con le Prove a distanza, band brindisina di stampo pop-rock con cui proponevo cover dei grandi classici della musica italiana. Insieme a Ivano Saponaro, Francesco Bellanova e Angelo Cito mi sono esibito in gran parte dei locali di Puglia e Basilicata.

Dopo aver pubblicato un ep di inediti nel 2008, il gruppo non è riuscito a mantenere costanza e unità di intenti. Ho iniziato a guardarmi intorno e da quel momento ho fatto una serie di esperienze artistiche (alcune edificanti, altre meno) che mi formato.

Fin dall’esordio sapevo che, prima o poi, avrei abbandonato le cover per dedicarmi ad una mia produzione. Finalmente il momento tanto atteso è arrivato.

Come nasce “Via di fuga” e perché hai scelto di fare ricorso al crowdfunding, ammesso che sia stata una “scelta”?

“Via di fuga” raccoglie una selezione di brani inediti scritti in questi ultimi anni. E’ un album intimista, lontano dalle logiche commerciali, ma neanche così difficile da comprendere. Musicalmente è un lavoro molto vario grazie all’intervento di numerosi musicisti professionisti che hanno dato il proprio apporto in studio di registrazione.

Quando la produzione artistica ed esecutiva del disco era già a buon punto, ho iniziato a interessarmi al fenomeno del “crowdfunding”. Quasi per gioco ho pensato di proporre un progetto sul portale www.produzionidalbasso.com e di provare a raccogliere la cifra di tremila euro utile per migliorare il lavoro già iniziato.

In quattro mesi, da marzo a giugno 2013, ho raggiunto il numero di adesioni previste (seicento) e successivamente ho raccolto materialmente le “donazioni”. I sostenitori hanno avuto la possibilità di prenotare una più quote del progetto corrispondenti a una o più copie del disco.

Al di là del valore economico, è stato un bel modo per avvicinare il pubblico alla mia musica, per condividere un’idea, per realizzare qualcosa insieme.

“In segno di protesta” mi sembra uno dei pezzi peculiari del disco. Come nasce?

“Credo che sia uno dei brani più forti da un punto di vista emotivo. E’ ispirato alla giovane Camila Vallejo, figura di spicco della mobilitazione universitaria in Cile. Mi piace l’idea di rappresentare la protesta in diverse forme, ognuna delle quali ha la sua importanza a prescindere dalla risonanza mediatica.

Al di là del tipo di protesta che ognuno può scegliere e al di là delle motivazioni, è necessario far sentire la propria voce. Non si può restare in disparte, soprattutto quando si tratta di problemi che toccano la comunità. Non prendere una posizione è la cosa che mi fa più paura: è questo il senso del brano.

Benché il disco sia a tuo nome, alcuni pezzi (penso per esempio a “Parole sante”) sembrano il frutto di un lavoro di gruppo. Qual è il tuo metodo di lavoro? Componi da solo?

Sono abbastanza geloso dell’idea primordiale di ogni canzone che scrivo, ma allo stesso tempo mi piace la collaborazione artistica, oltre che umana.

Il progetto è a mio nome perché musica e parole sono firmate dal sottoscritto, ma gli arrangiamento sono il frutto della bravura e della sensibilità di molti musicisti, alcuni dei quali sono nomi importanti del panorama musicale regionale e nazionale.

Chi ha suonato sul mio disco ha scelto di farlo per amicizia o per stima, o semplicemente perché ha trovato interessante la produzione.

Il lavoro è nato presso il laboratorio audio del centro di aggregazione “Brindisi per i giovani” che mi ha dato la possibilità di lavorare con calma, senza scadenze, ospitando di volta in volta un musicista diverso in studio. Il missaggio e il master hanno preso forma successivamente presso il Chora Studi Musicali (Monteroni – Le)”.

Il disco uscirà “ufficialmente” a settembre 2014. Che differenze prevedi rispetto all’edizione crowdfunding?

Qualcosa cambierà, non solo da un punto di vista estetico, ma anche per quanto concerne i contenuti. Ci sarà un nuovo packaging a cura dell’etichetta Ululati/Lupo Editore, probabilmente proporrò la rivisitazione di un brano già presente nell’album, forse un remix, ma non sono ancora certo di nulla.

Devo ancora trovare il giusto compromesso tra fantasia e fattibilità, ma questo è un problema che riguarda la mia vita in generale, non soltanto il disco.