Sneer: siamo una strana creatura

E’ uscito su tutte le piattaforme digitali per Record Y il primo disco degli Sneer dal titolo young_again. Mescolando elementi di rock, funk, jazz, hip-hop e con un’attitudine lo-fi, il disco propone una variegata soluzione di numerose corte composizioni, prodotte ad hoc con una dose massiccia di post-produzione e strumenti usato in modo alterno rispetto al loro normale utilizzo. Oltre a sax baritono, soprano e tenore, chitarra baritona, classica ed elettrica e batteria elettronica e acustica, il full-length si presenta distorto e compresso in un pacchetto di meno di 40 minuti. Li siamo andati a trovare, in una Brescia piena di musica, e ci siamo fatti raccontare tutto, partendo proprio da qui. 

Brescia è una realtà per voi florida dal punto di vista musicale? Riuscite a incontrare altri musicisti e a suonare dal vivo? Esiste quindi una scena?

    Brescia è una piccola città, ma c’è una buona scena musicale e i musicisti bravi con cui collaborare non mancano. Occasioni per suonare in città ci sono, non sono molte, ma culturalmente è una città viva. Abbiamo suonato per diverse rassegne, locali e festival di Brescia e Bergamo, ma ci siamo spostati (e ci sposteremo) anche fuori.

    “Young Again” può essere definito un disco jazz? E che ruolo ha il jazz per la vostra formazione musicale e per il vostro percorso artistico?
    Può esserlo, anche se chi ascolterà il disco potrà sentire molto altro. È un jazz non jazz, una musica strumentale con un buon mix di improvvisazione, elettronica lo-fi, distorsioni più e meno pesanti, campionamenti vari, groove di derivazione funk e batterie elettroniche. C’è chi lo chiama “avant-funk”. Tra di noi c’è chi bazzica e ha bazzicato il mondo jazz e le influenze nelle scelte artistiche e compositive credo siano presenti, forse soprattutto per l’approccio nella preparazione dei live. Ma ci sono molti altri generi che influenzano il tutto.

    Condividete tutto il vostro background musicale, oppure avete origini musicali e didattiche diverse? Quali in particolare?

    Ognuno di noi ha il proprio percorso formativo e artistico individuale, il modo in cui è musicalmente cresciuto e le band da cui è stato maggiormente influenzato. Diciamo che il tutto è poi confluito e scaturito in questa strana creatura che oggi chiamiamo “Sneer”. Condividiamo una forte passione per alcuni artisti e generi, mentre divergiamo per altro. Ma è quello il bello.
    Siamo tutti e tre passati dal conservatorio, qualcuno dalla porta mentre qualcuno è uscito dalla finestra. Qualcuno alla fine si è diplomato, qualcun altro no. Ma non facciamo i nomi.

    Quali sono le soddisfazioni che siete riusciti a togliervi con Young Again?

    La soddisfazione principale per noi è quella di aver creato un disco “brutto ma bello”, un’estetica di groove lo-fi che per diverso tempo avevamo in testa e che ora finalmente noi per primi possiamo ascoltare su disco e proporla dal vivo. È un progetto che nasce molti anni fa da una idea di Francesco e ha vissuto fasi più e meno attive, dalla stagnazione fino all’attuale formazione e al trovare una sintesi dell’intuizione. 

    Vi risentiremo presto?

    In questo periodo stiamo promuovendo il disco e abbiamo in ballo un “young again tour” che ci porterà un po’ in giro per l’Italia. Le date sono in aggiornamento, meglio andare sul sito https://www.sneer.it o sui nostri social.