È passato un mese dall’uscita di t’amango, primo vero album dei Tamango, che si dice vivano “nella pancia di un drago” o “nella manica di un mago”. Un collettivo giovane e intraprendente che, dopo le loro Rampallonate in alcuni campetti da calcio di provincia, è già diventato patrimonio nazionale.
Tamango traccia per traccia
I primi due brani sono molto orecchiabili e potenti, in grado di incuriosire chiunque li ascolti. Matador è una canzone che divide, che spacca. Un mattone lanciato in una gioielleria. Loro rifiutano lo status quo e con questo pezzo d’apertura decidono di rompere tutto. La fanfara dei Tamango comincia così, con guerriglia e rivoluzione.
Claudio Bisio, invece, unisce. Il mantra “io se perdo i capelli mi ammazzo” ormai lo si legge dappertutto, e se ancora non lo avete incrociato, tranquill* che prima o poi arriva. È un brano divertente e cosciente di sé, in grado di spingere al pogo e di ridersela tra le cuffie.
Scostandosi dai primi pezzi, il binomio tra Una casa in campagna e Vado crea uno stacco. È giunto il momento di rifiatare e si passa a una fase più intima dell’album. Sono argomenti difficili da trattare, quasi impossibili. Restiamo in silenzio ad ascoltare le emozioni che riescono a darci.
Si torna ora sul palcoscenico scatenato a cui siamo soliti. Sono gay è una canzone rock che fa sorridere e ballare di gioia. Sarebbe bello cantare in coro certe frasi che ricordano, con umorismo, un certo tempo d’infamia. Concludendo poi con un assolo alla Led Zeppelin per liberarsi dalle tossine del proprio personale retaggio culturale.
Ma il carisma dei Tamango non finisce qui. Il difficile è passare da brani come il precedente ad una nuova fase di tre brani più profonda e complessa, fondata su qualcosa che tutti a loro modo provano. Donna è una melodia delicata sotto a un duetto che suggerisce la tenerezza di un lungo abbraccio. 080923, invece, una strumentale in cui non ci è dato sapere altro. Un intermezzo per respirare o sentire qualcosa di potente.
Si giunge poi a Morire, in Corso Francia: “vivo giorni spogli” è un tema ricorrente. Il presente si fa sempre più oscuro, il futuro più imprevedibile e il passato più oppressivo che mai. Ma non è la malinconia che cantano i Tamango: lasciateci morire pur di non sentirci parte di questo tempo grigio e spoglio.
Un po’ rockabilly un po’ soul, Oh Darling! è l’immagine di un fasto che hanno fatto loro, con stile. La coreografia della Rampallonata: caotica, decorata, kitch.
Nella fase finale Madelaine si presenta come una ballata, non sulla fine di una relazione, ma del motivo per cui questo accade, nonostante la bontà che sta nel cuore di entrambi. Un testo che suggerisce l’aggressività di un amore senza comunicazione in una relazione di non detti. La rabbia poi esplode e tutto il castello crolla. Umma umma umma ummà è un brano fuori controllo capace di essere nella colonna sonora di Dune e al tempo stesso portarci nel nostro parco preferito, su quella panchina dove avete visto le foglie cadere in autunno.
Et voilà le grand final. Amerò è un inno a tutte le cose. D’altronde pirati come loro non potevano che concludere così.
Che dire di t’amango. Finalmente qualcosa che rompe lo standard. Insieme al loro breve ma iconico tour, l’album è aria fresca per tutti coloro che vogliono sentire e vivere qualcosa di nuovo nella scena musicale italiana. Dal soul all’elettronica, dagli arpeggi intimi agli assoli rock. I Tamango offrono nella cloche un piatto di novità e creatività. Non vogliamo tutto, non vogliamo niente.

