Si chiama Super Bene il nuovo ep firmato dalla band torinese Tragic Carpet Ride: pochi mesi dopo l’esordio Specchio riflesso, il gruppo affina le proprie idee anche grazie all’ingresso di un quarto membro che si occupa di chitarre ma anche tastiere. Ora la band è composta da Filippo Zimarro, Francesco Cornaglia, Alessandro Osella e Matteo Rizzo.
Nato come un doppio doppio singolo, l’ep si evolve in un lavoro che ha una coerenza sia interna, sia esterna, nel senso che è adatto alla stagione. Un po’ più easy di altre uscite della band, dipinge una stagione estiva morbida, forse vagamente tropicale, sicuramente propensa a qualche fuga di sogno.
Tragic Carpet Ride traccia per traccia
Si accende il Jukebox dei Tragic Carpet Ride e regala subito vibes che sanno di vintage a livello sonoro: la band ha già sviluppato una sensibilità pop molto spiccata, che si consuma attraverso il mood ma anche piccoli giri di chitarra, un po’ di falsetto, una linea di basso. E poi la psichedelia, che è una porta d’uscita sempre aperta per questo tipo di brani, sempre pronti al decollo.
A proposito di linee di basso, Cornflakes parte proprio da lì, anche se il tratto distintivo è un “tu-tu-ruttu” eccetera, che nei live induce il pubblico a canticchiare con la band. Nel frattempo sprazzi di chitarre mettono in luce le qualità strumentistiche del gruppo, su un tempo regolare e tranquillo.
La prima idea cupa nell’ep si solleva con Nuvola di fumo. Anche qui c’è un po’ di falsetto, ma il mood è leggermente più malinconico, senza però perdere energia e comunque con un buon livello di tensione.
Un po’ più curiosa La Canzone del Pesce: c’è una frittura nel tegame, ma c’è soprattutto una situazione e una relazione che include preoccupazioni per il futuro e spinte verso un volo lontano. Ricca di dettagli sonori, la canzone chiude l’ep con qualche immagine curiosa.
L’impressione che lasciano i Tragic Carpet Ride è duplice: da una parte è evidente che la band sta ancora crescendo e cercando la formula migliore, come conferma anche l’allargamento a quartetto, per un progetto che era nato come solista da Filippo Zimarro.
Dall’altra però è molto evidente come il grado di maturazione sia già molto avanzato: i ragazzi sono giovani ma sanno già benissimo che cosa fare, come scrivere, come sviluppare le proprie linee e far riferimento alle proprie qualità migliori. Per esempio sanno mettere insieme una cura strumentale molto avanzata con contenuti assolutamente pop, quasi indie, sicuramente perfetti per un pubblico molto allargato.
Questo ep è un altro step verso il primo album vero e proprio della band, che probabilmente rappresenterà il primo punto fermo. Ma forse anche no, nel senso che probabilmente alla crescita costante il quartetto dovrà farci l’abitudine. Nel continuare a muoversi non c’è niente di tragico. Ma forse è molto Tragic.

