Eugenia Post Meridiem, “like I need a tension”: recensione e streaming

Gli Eugenia Post Meridiem pubblicano in cd, vinile e digitale per Bronson Recordings like I need a tension. “È proprio la tensione che ci aiuta a focalizzarsi su ciò che stiamo facendo e a compiere le scelte migliori“, afferma la cantante e chitarrista Eugenia Fera. “Ci permette di mettere da parte le nostre preferenze personali e trasmettere alle canzoni ciò di cui hanno bisogno“.

Fera si riferisce al differente apporto stilistico di ciascun componente del quartetto ligure: l’esperienza del bassista Matteo Traverso nella musica elettronica, le tendenze psichedeliche del chitarrista e tastierista Giovanni Marini e il profondo amore per il jazz del batterista Matteo Gherardi Vignolo. Poi c’è la stessa Fera, la cui musica e i cui testi sono influenzati dal soul, dall’indie, dalla psichedelia degli anni ’60 e ’70 e dalle trame sonore degli anni ’90. 

Il progetto Eugenia Post Meridiem prende forma nell’estate del 2017 quando Fera, dopo mesi di viaggi e intensa elaborazione di brani a Lisbona, incontra Traverso, Marini e Gherardi Vignolo. like I need a tension fa seguito al primo album In Her Bones del 2019, registrato al Big Snuff Studio di Berlino e pubblicato da Factory Flaws, oltre al doppio singolo LIFE SLEEPER del 2021 e a vari concerti in Italia e all’estero, inclusa la partecipazione a festival in Olanda, Austria, Portogallo e Germania.

Le canzoni di like I need a tension sono state composte nel corso degli ultimi due anni e tutti e quattro i musicisti hanno contribuito alla loro realizzazione, inviandosi tramite e-mail spunti e frammenti musicali, avanti e indietro. La band si è però riunita sul serio una volta archiviato il periodo di lockdown, durante due settimane di scrittura e registrazione in un fienile convertito in studio, vicino al comune di Montaldo Bormida, in provincia di Alessandria. “È stato un processo totalmente collaborativo“, afferma Marini. “Tutta la fase di stesura è stata eseguita insieme, proprio lì nella stanza“.

Eugenia Post Meridiem traccia per traccia

Il disco parte in modo abbastanza improvviso: unchained will sembra uscire dal nulla per regalare sensazioni chill, facendosi concreta via via che i suoni procedono. Si esce pian piano dal buio per entrare nella luce, anche se si tratta di un’alternanza continua, con campanelle un po’ natalizie (ma anche risonanze che ai diversamente giovani come me ricordano i Fleetwood Mac) sul finale.

Già ben nota around my neck, utilizzata come singolo: accelerazioni e rallentamenti, un profilo pop che però ha in sé anche qualcosa di world music e forse di tribale. Memorie anni Novanta di drum’n’bass si attorcigliano attorno a ritmi particolarmente intensi.

Passo più ragionato e fiati per willpower, un discorso di volontà e potere che però si coniuga in modo piuttosto gentile. La voce si dispiega mentre i suoni intorno si fanno densi e spessi.

Delicatezza e malinconia si fanno spazio anche in whisper, un sussurro che vive di momenti di luce e di oscurità, in un contrasto però sempre aperto e cesellato con dolcezza. Chitarra elettrica con parecchi effetti a chiudere il discorso.

Si supera la metà dell’album con tiny prospectives, che accoglie perfino un po’ di autotune in un tunnel sonoro ristretto ma ricco di sensazioni e di stop and go. La canzone veste svariati abiti, mettendo in luce tutta la versatilità del gruppo.

Passo lento e cadenzato quello di ocean flaws, che recupera fiati piuttosto epici in un contesto estremamente morbido. Cori e improvvise ribellioni del drumming, distese su un placido piano inclinato che fa rotolare a valle senza accorgersene.

Calma ma piuttosto strisciante la seguente crucial spring, che però poi emerge alla luce e convoglia in modo più diretto sentimenti e sensazioni.

A chiusura ecco maze of gazes, che danza forte su sonorità concentrate. Ritmiche particolarmente intense fanno da sfondo a una voce sempre morbida e carezzevole.

E’ un progetto sempre più di alto livello, quello degli Eugenia Post Meridiem, combo per cui la classica espressione “di respiro internazionale” non è né un luogo comune né un’approssimazione. Le influenze si affastellano in modo difficile da districare, ma quello che emerge è l’originalità di un progetto dai principi robusti e dalla creatività molto spiccata.

Genere musicale: dream pop

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