Valerian Swing, “Liminal”: recensione e streaming

Il nuovo album dei Valerian Swing si intitola Liminal: il trio, che ha corredato l’attesa per il nuovo disco con la pubblicazione di molti singoli e video, ha intrapreso un viaggio visivo vasto quanto quello musicale. La band si è presa il tempo per preparare al meglio un live ricco anche di elementi visual e di luci, per rendere anche dal vivo questa esperienza completa. Il tour partirà in autunno, ma ci sarà una occasione speciale per vederli dal vivo già questa estate a ULTIMO SOLO MACELLO FEST domenica 28 luglio al Magnolia di Milano.

Valerian Swing traccia per traccia

Con un incedere morbido ma molto luminoso e punteggiato di percussioni, Gor-ai introduce a un mondo piuttosto fatato e jazzato, che però cambia colore e forma più volte lungo il tracciato. Il discorso si fa imponente, quasi enfatico, viaggiando verso il finale della traccia.

Più leggere le atmosfere con le quali si introduce Atacama I, che tuttavia può contare su ritmiche incisive ancorché fantasiose. Dopo l’incipit però il pezzo accelera e acquista dinamiche vertiginose, che attraggono verso il centro del brano, prima di rallentare di nuovo, e poi di accelerare ancora, in una sorta di danza con pause e ripartenze.

Badman (Ting) può contare su Flowdan e assume contorni hip hop, anche se arabescati da sonorità ora imponenti, ora più sottili. Il pezzo centrale, oltre che più lungo, dell’album è The Ritual, che ha una partenza malinconica e quasi a loop, prima di affidarsi al synth per cambiare colori. Le cose si fanno più serie e più notturne con il procedere del brano, prima di affrontare qualche glitch e di trionfare in modo terribile e imponente nel finale.

Con l’apporto della voce peculiare Giovanna Cacciola, ecco poi Indigo, costruita dal basso, pulsazione dopo pulsazione, fino a un finale piuttosto grandioso. Si riparte poi gradualmente con Pond Riddim, soggetta a molte variazioni di senso e di suono, con la tromba a furoreggiare sulle materie oscure proposte dagli altri strumenti.

L’ultimo brano è la lunga Home, che ha una partenza fatta di suoni piccoli e dissonanti, che presto lasciano spazio a un discorso più fluido. E la fluidità rimane anche quando il ritmo si accende, si fa più travolgente, si autoalimenta viaggiando verso un finale curioso e adorno di voci alterate.

Lavoro importante per i Valerian Swing, che si sono dedicati con attenzione a costruire le atmosfere di un disco sicuramente d’impatto ma anche capace di sottigliezze notevoli. Un lavoro che alterna grandezza e minuzie, alla ricerca di una varietà completa di sensazioni e di emozioni.

Genere musicale: post rock, strumentale, jazz

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