Volwo, “Dieci viaggi veloci”: la recensione

Dopo tre dischi come Atleticodefina, Pasquale De Fina ha ridato vita al progetto Volwo, con cui aveva esordito nel 2002 con Viva Vittoria. Con lui come all’epoca il suo compagno di avventura Roberto Romano (che suona fra gli altri con i Baustelle) e amici come Giorgio Baldi (storico chitarrista di Max Gazzé) e Alex Marcheschi (Ritmo Tribale, NoGuru).

Il disco, che si intitola Dieci viaggi veloci, è completato da ospiti alle voci come Luca Gemma, Rachele Bastreghi, Paolo Benvegnù e Ylenia Lucisano. Dieci canzoni che trattano di emigrazione, del viaggiare, del lasciare, del tornare, dell’amore, della speranza, del lavoro, della passione.

Volwo traccia per traccia

Si parte da M’arricordu e non mi scordu, discorso ritmato in dialetto (ma non solo) con la collaborazione di Luca Gemma e con esiti acidi ed elettrici. Milano Immaginazione, con il featuring di Paolo Benvegnù, sceglie colori più scuri e un passo più tranquillo, con qualche immagine urbana inquieta.

Tutto l’oro, che vede alla voce Rachele Bastreghi, è altrettanto notturna, se non più, con fiati, pianoforte e ritmi sbriciolati, prima di un breve climax finale. Si torna ad accelerare con A Debita Distanza, che può portare alla mente gruppi alternative come Calexico e consimili.

Canto dell’emigrante 1903 ripercorre un tema classico della canzone d’autore, fornendo voci e fiati a parole che ci ricollegano a quando i migranti eravamo noi. L’intermezzo La Didone Abbandonata è sostanzialmente una citazione dal libretto d’opera scritto nel Settecento da Pietro Metastasio.

Sotto le tre nuvole, con Ylenia Lucisano, torna a utilizzare il dialetto in un contesto sonoro e ritmico però non tradizionale e molto sincopato. Cusago ha toni drammatici fin dalle prime battute, rafforzati da chitarre elettriche e acustiche e da un senso di tempesta in procinto di esplodere.

Arpeggi elettrici nel vuoto all’inizio di Se Ti Sabir, distesa su sfondi elettrici suggestivi. Si chiude con la molto pop (nel senso di popular) La Cuccagna.

Con un taglio decisamente cantautorale, i Volwo propongono un disco stimolante e ricco di idee, oltre che di sonorità molto varie. C’è un senso di spaesamento sul fondo di molte canzoni, sul quale si stendono patine di rancore e acidità che rende il tutto più interessante.

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