We are the Bears, “Tales from the Ocean”: la recensione

we are the bearsWe are the Bears nascono nella provincia più vulcanica di Napoli, alle pendici del Vesuvio, con l’intento di creare canzoni da “viaggio”. Il duo è composto da Vincenzo Sorrentino (chitarre/voci/suoni) e da Gaetano Garofalo (drums/percussioni). Ad Aprile 2016 esce il primo disco, Blue Desert Fuzz  (Bulbart Label) sia in digitale sia in alcune – limitate – copie fisiche.Dopo un anno di concerti e i primi buoni riscontri dalla stampa, la band si chiude in studio per lavorare a un nuovo album, più maturo e concreto, che però seguisse la stessa attitudine dell’esordio.

Nasce Tales from the Ocean, con il quale la band prende le distanze dal classico “indie” e si dirotta ancor di più verso territori inesplorati e cerca di dare al proprio sound un respiro internazionale.

We are the Bears traccia per traccia

Pompei, scelta anche come singolo, è la prima traccia del disco: un percorso morbido ma animato, in cui la parte cantata arriva con tutta calma e si limita ad aggiungere suggestioni. Fly High è sostanzialmente un proseguimento della canzone precedente, con ritmi più moderati. Il pezzo però esplora in maniera più approfondita le tendenze psichedeliche della band.

Lights Out fa emergere profili più (dream) pop. Everything is loud invece ha intenzioni aggressive, pur con riccioli di psichedelia e ricami shoegaze. Sapori orientali si fanno largo in una suggestiva e diffusa Shadow of your Eyes. Anche Tumbao decolla da atmosfere cariche di presagi, pur muovendosi in ambiti comunque sereni.

Iniziative sommesse, quasi sottotraccia, quelle di Feeling Blue. From far away al contrario si rivela molto determinata e con spunti aggressivi. Feel the Voice è caratterizzata dall’inquietudine e da una paziente tessitura, che prevede però anche qualche svolazzo qui e là. Ultima traccia è Flamingo’s Lips, più appuntita che arrotondata.

Si deve registrare la crescita nella capacità di scrittura di We are the Bears. Il duo sembra più maturo e consapevole, in grado di variare i colori sulla tavolozza senza mai perdere di vista il quadro generale.

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