Alessio Longoni: la scrittura nasce da qualcosa di istintivo

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Con il nuovo singolo Un motivo non c’è, Alessio Longoni torna a muoversi dentro quel territorio emotivo sospeso che da sempre caratterizza la sua scrittura: un luogo fatto di memoria, fragilità e trasformazioni interiori raccontate senza retorica. Nel corso degli anni, Longoni ha costruito un percorso coerente e personale, capace di intrecciare canzone d’autore, sensibilità pop ed elettronica, mantenendo sempre al centro un’idea di musica profondamente umana e introspettiva.

In questo nuovo brano, il cantautore affronta il tema della rinascita senza cercare spiegazioni rassicuranti: “Un motivo non c’è” parla infatti di quei momenti in cui si sceglie di ripartire anche senza riuscire a dare un senso preciso a ciò che si sta vivendo. Tra immagini intime, ricordi familiari e accettazione delle proprie cadute, il singolo trasforma l’incertezza in uno spazio possibile di cambiamento.

Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista.

“Un motivo non c’è”: la fragilità come possibilità

Hai detto che “Un motivo non c’è” parla del bisogno di ricominciare anche senza una ragione logica: qual è stato il punto di partenza reale da cui è nata questa canzone?

Il punto di partenza è stato un momento di sospensione, uno di quei passaggi in cui ti rendi conto che non tutto può essere spiegato o razionalizzato. Mi interessava raccontare proprio quella condizione in cui si sente il bisogno di andare avanti, di ripartire, anche senza avere una motivazione precisa da afferrare. La canzone è nata da quella sensazione di vuoto solo apparentemente negativo, che in realtà può diventare uno spazio fertile per una trasformazione.

Il ritornello insiste sull’idea di “rinascere senza un perché” e sul sentirsi più liberi e più vivi: in questo caso la scrittura è arrivata prima come sfogo o come presa di coscienza?

Direi che è arrivata prima come intuizione emotiva, quasi come uno sfogo. Solo in un secondo momento, rileggendo quello che avevo scritto, ho riconosciuto una consapevolezza più profonda. Spesso per me la scrittura funziona così: nasce da qualcosa di istintivo e solo dopo rivela un significato più chiaro. In questo caso mi ha fatto capire che a volte la libertà non nasce dall’avere tutte le risposte, ma dal riuscire ad accettarne l’assenza.

Nel brano entrano immagini molto intime e quotidiane, come una madre o una carezza che guarisce: perché hai sentito il bisogno di usare proprio dettagli così personali per parlare di qualcosa di universale?

Perché credo che l’universalità passi quasi sempre attraverso il dettaglio. Le immagini più intime, se sono autentiche, riescono a parlare anche a chi non le ha vissute esattamente nello stesso modo. La figura della madre, il gesto di una carezza, sono simboli che appartengono a una memoria collettiva e hanno una forza emotiva immediata. Mi interessava partire da qualcosa di molto vicino per arrivare a toccare una dimensione più ampia. Riconosco, in ogni caso, che in alcune frasi presenti nel testo ho voluto fermare consapevolmente il ricordo di mia madre.

Tra cadute, memoria e cambiamento, il pezzo sembra attraversare più stati emotivi: c’è un punto preciso della canzone in cui senti che si sposta davvero qualcosa?

Sì, c’è un momento preciso in cui avverto una svolta: quando il brano smette di interrogarsi sul senso delle cose e inizia semplicemente ad accettarle e quindi credere in sé stessi. Parlo dell’ultimo ritornello della canzone. È lì che cambia il respiro della canzone. Per me quel passaggio rappresenta il momento in cui si smette di opporre resistenza e si lascia spazio a una forma nuova di consapevolezza. È un cambio sottile, ma emotivamente molto forte.

Il brano sta in equilibrio tra immediatezza pop e scrittura cantautorale: quanto è stato difficile trovare una forma che non semplificasse troppo un tema così emotivo?

È stata probabilmente la sfida più grande. Quando affronti temi così delicati, il rischio è doppio: o renderli troppo complessi e poco accessibili, oppure semplificarli fino a svuotarli. Ho cercato un equilibrio tra chiarezza e profondità, lasciando che il brano restasse diretto ma non superficiale. Mi interessa molto che una canzone possa arrivare subito, ma che continui a rivelare qualcosa anche dopo più ascolti.

Pagina Instagram Alessio Longoni

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