Vago, “Balordi mari”: la recensione

Vago

Si intitola Balordi mari il nuovo ep da quattro canzoni del cantautore toscano Vago. Una navigazione perigliosa nella musica, nella vita e nelle ispirazioni del cantautorato moderno, tra emozioni forti e suoni spesso evocativi.

Balordi mari, in uscita il 26 giugno, è un lavoro che riflette e cerca di far riflettere attraverso il racconto dei sentimenti. Ci sono l’abbandono, la speranza, la paura, la calma e la volontà di non uniformarsi.

Si parla di amore e di tolleranza, di salvezza e voglia di fuggire. Un invito alla lentezze in contrapposizione con quest’epoca frenetica e delirante dettata dalla competizione in una quotidianità che assomiglia a una gara di sopravvivenza. Gli arpeggi di chitarra acustica sono la trama principale delle canzoni su cui la band tesse la sua trama elettro acustica fatta di crescendi e impennate in una dimensione quasi onirica.

Ho lavorato a queste canzoni in due fasi temporali diverse, dopo una prima stesura ho fatto passare un bel po’ di tempo per poi riascoltarle e capire la direzione giusta dove andare. Ho imparato l’importanza dell’attesa, dopo il lavoro intenso di scrittura e stesura il tempo mi ha fatto trovare soluzioni che non avrei trovato nel magma creativo iniziale. Sono canzoni liquide, tuffate nel mare e circondate da scogli a volte mosse da correnti altre più distese. Quattro parti di me che raccontano la mia visone, le mie sensazioni e le mie battaglie. Un piccolo viaggio sonoro a tinte cinematografiche

Vago traccia per traccia

L’ep prende il via da Non mi dire, scelta anche come singolo di apertura del lavoro: un brano morbido e narrativo, avvolgente, che cresce a livello sonoro, pur mantenendo caratteristiche acustiche molto distinte. “E maledetto l’amore”.

Apertura cadenzata con Per dispetto al mare, che si infila in un tunnel sonoro abbastanza inquietante, minimalista ma accompagnato dal pianoforte. La voce si afferma con tratti distintivi, pur senza forzare mai. Entrano gli archi in quella che sembra diventare una piccola suite, che nel finale assume i toni di una piccolissima opera rock.

Tempo di sondare Le profondità, che parla di esplorazioni oltre mare, di voli, in un brano che si scioglie un po’ per volta. Ma il brano scalcia e scalpita in vista di una crescita sonora disordinata ma impossibile da contenere. Un’irrequietezza che tracima da ogni parte.

Si chiude con Vago, canzone omonima ma anche simbolica del suono che il cantautore ha cercato di plasmare all’interno di questo ep: ci sono di nuovo gli archi, c’è una propensione alla lentezza, pur vagando in territori ignoti. In tutti e quattro i brani l’impressione è sempre quella di avere orizzonti lontani ed enormi da esplorare, ma anche di avere la possibilità di farlo con calma.

Un talento cantautorale non proprio comune, quello che mette in mostra Vago in queste quattro canzoni: la propensione a una scrittura non rettilinea, educata ma fantasiosa, potrebbe anche in futuro riservare una grande crescita e sorprese positive.

Genere musicale: cantautore

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