CCCP – Fedeli alla linea: aspetto un’emozione sempre più indefinibile #primadinoi

primadinoi cccp

Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi

C’è un che di ironico e anche di beffardo nel modo in cui Giovanni Lindo Ferretti pronuncia “CCCP“: al contrario della media delle persone, che accelerano, come a volersi togliere di mezzo quelle troppe “C” e forse anche l’idea di una band intitolata all’Unione Sovietica, Giovanni tende invece a rallentare, sottolineare, assaporare quasi. Come, del resto, nel pezzo omonimo, che apriva il disco d’esordio del 1986.

Ho avuto modo di constatarlo in particolare partecipando alla conferenza stampa CCCP Ultima chiamata, che annunciava gli ultimi programmi ambiziosi della band (forse anche troppo ambiziosi, visto com’è finita con il Circo Massimo a Roma).

Fedeli alla linea, la linea non c’è: eppure sembrerebbe di sì, guardando in retrospettiva. Perché il fenomeno CCCP è stato qualcosa di più di un sasso lanciato nello stagno sempre troppo immobile della musica italiana. In circa otto anni di esistenza effettiva il quartetto ha sovvertito logiche e preconcetti, lasciando una scia che dura fin qui.

Sui binari del tram

Le radici della band affondano nell’Emilia paranoica, ma di fatto i CCCP nascono nel 1982 a Berlino Ovest e muoiono quando la capitale tedesca smette di essere associata ai punti cardinali, nel 1990.

Massimo Zamboni, musicista proveniente da una famiglia di pastori dell’Appennino, e Giovanni Lindo Ferretti, ex esponente di Lotta continua e operatore psichiatrico, si incontrano grazie a un’amica comune e decidono di essere abbastanza compatibili da fondare una band dalle caratteristiche piuttosto punk.

Ci sono alcuni primi esperimenti e qualche cambio di formazione, con Umberto Negri che suona il basso e Zeo Giudici alla batteria nei primi anni, fino all’acquisto della drum machine che sostituirà il batterista sostanzialmente per tutta la durata dell’esistenza della band. Con qualche concerto emiliano e qualche esibizione tedesca, il progetto prende forma un po’ per volta, abbeverandosi anche alla mistica della musica industrial teutonica, particolarmente importante in quegli anni.

Nel 1983 producono un demo con cinque canzoni, ma è l’anno successivo che la band prende la forma definitiva, con Annarella Giudici, la benemerita soubrette, e Danilo Fatur, artista del popolo, a offrire anche una facciata più teatrale al gruppo.

Anche il primo singolo, Ortodossia, è del 1984, presto allargato a ep. I lavori brevi di questo periodo mettono insieme alcuni dei brani che contribuiranno in maniera importante alla mistica CCCP: Spara Jurij, Punk Islam, Mi ami?, Sono come tu mi vuoi, Emilia paranoica.

Senza un soldo, in una sala d’incisione improvvisata, con il rumore del tram che disturba i lavori: il bello del punk è che ha davvero poche pretese. Ma è da queste condizioni di partenza che nasce 1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età.

E’ una questione di qualità

Tu pensa oggi presentare un disco che si chiama così a una casa discografica. Ci sono tali e tante cose sbagliate dal punto di vista del marketing che è difficile elencarle. Per fortuna ai CCCP del marketing, come dire, cale il giusto, ed ecco perché il disco esce ed è un trionfo tale che una major, la Virgin, li metterà sotto contratto, con enorme scorno dei puristi (“CCCP – Fedeli alla lira” si leggerà negli striscioni ai concerti).

Ma come suona il disco d’esordio, con la copertina verde, la faccia di Togliatti (e quelle della band), le scritte rosse e bianche e quell’estetica ciclostilata sostanzialmente irresistibile? Suona forte e suona rivoltoso, con approcci più personali e allucinati rispetto a quello che farebbero sospettare gli agganci politici dichiarati da titolo e cover.

Ci sono rimandi di esperienze psichiatriche in Curami e Valium Tavor e Serenase, non a caso tra i pezzi più rumorosi del disco. Si parla in qualche modo di salute mentale anche in Io sto bene, con il suo giro ipnotico che però allarga lo sguardo alla società nel suo complesso, ovviamente considerata dal punto di vista di chi ne è estromesso: “Non studio non lavoro non guardo la tv/non vado al cinema non faccio sport” è slogan, ma è anche la sostanza disadattata di chi nasce tondo in un mondo molto quadrato.

Poi ecco le riletture di brani che sono già classici: Mi Ami? e la sua erezione triste, Emilia paranoica che invece lega le paure e lo scarso equilibrio con fatti territoriali.

La dissoluzione dell’impero

Grazie a “la lira” di Virgin, il secondo album Socialismo e barbarie è sicuramente un po’ meno naif nei suoni ma perde anche qualcosa nell’impatto e nell’impasto. Qualche idea politica e qualche riferimento si fa più evidente, le sonorità prendono vie spesso bizzarre, alcuni pezzi rimangono nella memoria, come Tu Menti (contro i Sex Pistols), Radio Kabul, Oh! Battagliero e soprattutto Stati di Agitazione.

Nel 1987 la vocazione teatrale del gruppo trova espressione Allerghia. Atto unico di confusione umana, che vede fra l’altro Annarella cantare Amandoti, altro brano cardine del gruppo.

Canzoni preghiere danze del II millennio – Sezione Europa esce nel 1989, vira verso l’elettronica, mette la Madonna in copertina (insieme a un logo CCCP che sembra quello della Fiat di un tempo) e grazie a Madre ottiene anche una recensione su Famiglia Cristiana.

Dopo l’uscita del disco, insieme ai Litfiba e ai Rats, la band parte per un tour in URSS. A Mosca, a dispetto di un impero in disfacimento, suonano in un palazzetto gremito di giovani militari in divisa, che vanno in visibilio a chiusura del concerto che termina con A Ja Ljublju SSSR, il cui riff di chitarra riprende l’inno sovietico.

… usciti di lì i CCCP non avrebbero potuto dare più nulla. Dopo avere cantato a Mosca, con addosso i postumi di una sbronza colossale, nel mezzo di uno spettacolo secondo me straordinario, con i militari in piedi durante A Ja Ljublju SSSR; che altro potevo chiedere?

(Giovanni Lindo Ferretti)

In realtà qualcosa di notevole potevano darlo ancora, ma non da soli: mentre gli imperi crollano, a proposito di Litfiba c’è una specie di migrazione da Firenze a Reggio Emilia: Gianni Maroccolo litiga con Alberto Pirelli, manager del gruppo di Pelù e Renzulli, e si porta via mezza band.

Maroccolo, Francesco Magnelli, Ringo De Palma e il tecnico del suono Giorgio Canali approdano così nei CCCP per l’ultimo atto: Epica Etica Etnica Pathos, che esce nel 1990. Gli otto membri di una band ormai diventata gigantesca si stabiliscono in una casa colonica nei pressi di Rio Saliceto e lì lavorano a un disco che contiene “Tutto lo sporco degli anni ’90 con la tecnologia degli anni ’70“, come recita la copertina.

Nel disco trovano posto Amandoti, in versione “sedicente cover” cioè cantata da Ferretti, Annarella, Maciste contro tutti, Aghia Sophia. Ma meno di un mese dopo la band si scioglie. Darà vita quasi subito ai CSI, ma di questo parleremo più avanti.

Nessun laboratorio

Il gruppo si riunisce episodicamente nel 2014 e poi in maniera molto più consistente nel 2022, quando ricomincia anche a suonare dal vivo, culminando il tutto nel tour del 2025, con la conferenza stampa cui si faceva riferimento sopra, che dovrebbe essere in effetti l’ultimo: quindici tappe in giro per l’Italia, con un ultimo live nel meraviglioso anfiteatro di Taormina, affacciati sul mare, con l’Etna in lontananza. Quanto di più lontano possibile da Berlino Ovest 1982.

Che cosa sono stati i CCCP? Come per altri gruppi di cui si parla in questa rubrica #primadinoi, un esperimento: e un esperimento riuscitissimo, se siamo qui a parlarne oltre quarant’anni dopo. Non sono nati in un laboratorio russo, come invece alcune formazioni politiche futuristiche e nazionali che vanno per la maggiore oggi. Sono stati partoriti da alcune teste peculiari della provincia reggiana (“teste quadre” è il dileggio che soprattutto parmigiani e mantovani rivolgono ai reggiani, e diciamo che la band non ha fatto niente per smentirli).

L’esperimento però ha spiazzato e poi convinto, in un turbinio di eventi rapidissimo come in una sorta di guerra lampo, come in un’azione terroristica: un blitz ai danni della musica “di sistema” che ha lasciato segni anche parecchio fuori dal sistema musica.

Viene sempre un po’ da sorridere, lo dico con benevolenza, quando si sente parlare di punk in riferimento a gruppetti pop vestiti di pelle tipo quelli degli anni Novanta in America, che hanno lasciato vasta eredità anche oggi e anche da noi. Il punk è nato proprio per sradicare quella robetta lì, sarebbe bene non dimenticarlo. E nessuno, in Italia, è stato punk quanto Ferretti e compagni, a prescindere dalle cattive amicizie di Lindo negli anni a seguire.

Come i Sex Pistols, come i Nirvana, i CCCP hanno dato fuoco al sistema e ne sono usciti trionfatori, non tanto a livello personale, quanto per l’eredità e l’esempio. E gli dei della musica sanno se ce ne sarebbe bisogno di nuovo di qualcuno che dia fuoco a tutto e che dica: ora fate come me.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *